“Viviamo in una società basata su una competizione infernale. Noi dovevamo solo essere bravi, loro devono essere perfetti. E la paura del fallimento innesca un terremoto”. Stefano Rossi, psicopedagogista, avverte sulle emozioni che, oggi, vivono gli adolescenti. In passato ha lavorato come coordinatore in centri per i minori a rischio e da più di 20 anni si dedica alle sanzioni di ragazzi e genitori. “Molti ragazzi provano un senso di inadeguatezza che toglie il fiato. Si chiedono: sono un perdente? Sono degno di vivere?“.
L’adolescenza è un periodo delicato in cui ognuno deve “uccidere simbolicamente il sé bambino“, ha spiegato Rossi. E quello che non “capiamo è che la nostra pressione affettiva, per il cervello dei teenager, è una minaccia”. La disobbedienza è “testare i confini, funzionale alla libertà“, mentre “il predicozzo infantilizza, le conseguenze responsabilizzano”. Ciò a cui bisogna stare attenti, ha sottolineato Rossi, sono le situazioni i figli non possono vivere le proprie emozioni: “Sbagliamo quando impediamo loro di soffrire, quando mettiamo la nostra ansia di fronte al loro bisogno i crescere. Inciampi e ti fai male? Bene. Bocci? Amen. Il dolore è un maestro: costringe a pensare, conoscersi, cambiare strada”.
Stare accanto a un figlio nell’età della crescita, ha tenuto a precisare lo psicopedagogista, non significa essere del tutto permissivi: “I no si devono dire, sono doni d’amore. L’adolescente è un torrente: gli argini gli danno direzione e intensità. Senza diventa una pozzanghera”. Esiste anche una trasgressione sana, “che taglia il cordone ombelicale. È sana se occasionale, esprime un bisogno di autonomia, di esplorazione”.