Rossella Brescia ha tanto di suo padre. Si, esattamente. “Quando decido qualcosa, non mi ferma più nessuno. Proprio come lui”. Gli esempi non mancano. Quando decise di dire di no a Giuseppe Tornatore per il film “Malena”. Quando sbagliando ancora partecipo al reality “Uman – take control!”.
Un padre, racconta a Specchio, anticonformista: “Un sarto eccezionale, che sapeva realizzare in poche ore cappottini stupendi, ma che si rifiutava di vivere solo per il lavoro. Cascasse il mondo, al pomeriggio lui andava a giocare a tennis. Sempre papà mi ha insegnato a non accontentarmi: sognava una vita migliore per noi figli tanto che si rifiutò di insegnarci a rammendare anche solo un bottone”.
Poi si ammalò di Alzheimer. “È una malattia che ti toglie la dignità – racconta ancora Rossella Brescia all’inserto de La Stampa – Lui, che non voleva nemmeno farsi vedere per casa in mutande, si è ritrovato a farsi lavare da me. Era un uomo discreto, indipendente, che non avrebbe mai desiderato tutto quel clamore attorno a lui. La malattia l’ha spogliato di se stesso: se fosse stato lucido, non avrebbe permesso nulla di tutto ciò. È stato straziante anche per noi”.
Rossella e sua mamma hanno vissuto la malattia con dolore e un forte senso di impotenza. “La stanchezza è secondaria: quando vuoi bene a una persona il mal di schiena non lo senti nemmeno più. A scorticarti è la sofferenza di vedere spegnersi la persona che ami. Giorno dopo giorno, restava sempre meno di lui: l’ho perso molto prima di quando è effettivamente morto”.