Cinema

“Quello che succede intorno a me tra le guerre e Gaza, oltre a spaventarmi, mi fa chiedere cosa posso fare. L’essere umano progredisce con la tecnologia, ma dal punto di vista etico sembra fare passi indietro”: così Nicolas Maupas

Alla vigilia della Mostra del Cinema di Venezia, l'attore classe 1998 si dice emozionato per il ruolo di conduttore e sottolinea il ruolo del cinema nell'accendere i riflettori sulle situazioni di conflitto

di Redazione FqMagazine
“Quello che succede intorno a me tra le guerre e Gaza, oltre a spaventarmi, mi fa chiedere cosa posso fare. L’essere umano progredisce con la tecnologia, ma dal punto di vista etico sembra fare passi indietro”: così Nicolas Maupas

Un traguardo nuovo, dopo i successi in televisione. All’83esima Mostra del Cinema di Venezia, Nicolas Maupas condurrà apertura e chiusura del Festival insieme a Greta Scarano. “Sono un po’ caduto dalle nuvole e sto ancora realizzando – ha confessato in un’intervista a La Repubblica -. Credo che l’emozione continuerà fino alla serata di chiusura”.

In Laguna, l’attore milanese rappresenterà la Gen Z. I giovani che sono cresciuti con lui vedendolo in “Mare Fuori” nel ruolo del “Chiattillo”, nella serie Rai “Un professore” al fianco di Alessandro Gassmann e in diverse altre produzioni. “Ho l’occasione di rappresentare una generazione che sta cominciando a prendere sempre più piede nel mondo del lavoro e nella quale ho molta fiducia. Vedo intorno a me tanta voglia di crescere, di imparare, di essere una parte attiva e presente della società”, ha spiegato.

Maupas non si esime infatti dal commentare anche ciò che succede fuori dai set. I conflitti nel mondo e il genocidio a Gaza. Temi che la Mostra del Cinema, secondo lui, non può ignorare: “Quello che succede intorno a me, oltre a spaventarmi, mi fa chiedere prima di tutto cosa posso fare. Se c’è qualcosa che veramente posso fare, ho intenzione di farlo”, ha sottolineato. Il desiderio è che in “un mondo migliore forse i film basterebbero a far finire la guerre”, ma “per quanto l’essere umano sembri progredire con la tecnologia, dal punto di vista etico spesso sembra fare grandi passi indietro“.

Sul ruolo di film come “La voce di Hind Rajab, documentario su una bambina palestinese uccisa dall’esercito israeliano insieme a dei familiari e alcuni paramedici, premiato l’anno scorso con il Leone d’argento: “Dare spazio a queste storie è una buona base da cui iniziare delle riflessioni che potrebbero portare a cambiamenti. Il cinema è sempre stato un ottimo strumento“.

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