“Una decina di anni fa, con una donna di cui mi ero innamorato da poco, e un gruppo di amici con la difficoltà di pagare l’affitto in una grande città, abbiamo comprato per pochissimi soldi una casa in rovina, in campagna, per ristrutturarla, e ci siamo trasferiti lì”: parte da qui Vincenzo Latronico per raccontare al Corriere il suo nuovo romanzo, Una splendida rovina (Einaudi). Lo scrittore racconta di una coppia, lui italiano e lei tedesca, che prova a cambiare vita trasferendosi nella campagna della Pomerania e trasformando una grande casa in rovina nel proprio progetto comune. Ma mentre cercano di ricostruire l’edificio, emergono anche le crepe della loro relazione: la casa diventa così il simbolo di un sogno, di una fuga e insieme di un fallimento.
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“A Milano lo stipendio di un insegnante, di un infermiere o anche di un medico non basta per un bilocale… C’è scoraggiamento, non si ha più la speranza di una vita solida e sui social ci raccontiamo coraggiosi, anticonformisti”: così Latronico
Nel nuovo romanzo Una splendida rovina, Vincenzo Latronico racconta una coppia che prova a ricominciare da una casa da ristrutturare in Pomerania. Nell’intervista al Corriere lo scrittore parte da quel progetto per riflettere sulla crisi del diritto alla casa, sull’impoverimento del ceto medio e su vite sempre più spesso trasformate, anche sui social, in narrazioni aspirazionali