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“A Milano lo stipendio di un insegnante, di un infermiere o anche di un medico non basta per un bilocale… C’è scoraggiamento, non si ha più la speranza di una vita solida e sui social ci raccontiamo coraggiosi, anticonformisti”: così Latronico

Nel nuovo romanzo Una splendida rovina, Vincenzo Latronico racconta una coppia che prova a ricominciare da una casa da ristrutturare in Pomerania. Nell’intervista al Corriere lo scrittore parte da quel progetto per riflettere sulla crisi del diritto alla casa, sull’impoverimento del ceto medio e su vite sempre più spesso trasformate, anche sui social, in narrazioni aspirazionali

di Redazione FqMagazine

"Sui social non c'è solo vanità" - 3/3

La chicchiarata è densa, dal ‘property porn‘ (“vedere case che non puoi permetterti è un arto fantasma, vagheggiamo il mondo in cui appartenere alla classe media significava poter avere una tranquillità abitativa e, dopo una certa età, aspirare a una seconda casa”) alla reality tv, che è stata in mezzo tra romanzi e social: “Ormai sappiamo che è tutto recitato, a differenza della gloriosa prima stagione del Grande Fratello, ma noi lo guardiamo lo stesso, no? Si è diffuso il principio su cui si basa il romanzo: la sospensione dell’incredulità. Guardiamo le stories, come un reality, sapendo che sono finte, ma isoliamo cognitivamente questa consapevolezza, e le guardiamo come se fossero vere. Non è solo vanità, esibizionismo. C’è scoraggiamento, a volte si fanno certe scelte perché non si ha più la speranza di fare conquiste migliori: una vita solida, appagante, una carriera…. E allora cosa mi resta? La possibilità di fare bei racconti, aneddoti, in cui sembro avventuroso, coraggioso, anticonformista, come l’idea di ristrutturare un rudere da solo e farne un castello”.

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