Moda e Stile

“Il pentimento non si raggiunge con una mostra”: John Galliano fa cancellare la retrospettiva in suo onore al Met. L’inchiesta del New York Times e i veri motivi dello stop

Lo stilista rinuncia alla mostra del 2027 per non danneggiare il museo. Un'inchiesta del New York Times svela le pressioni di politici e mecenati dietro il dietrofront. Ma mentre le istituzioni frenano, il mercato (da Margiela a Zara) lo ha già riabilitato

di Ilaria Mauri
“Il pentimento non si raggiunge con una mostra”: John Galliano fa cancellare la retrospettiva in suo onore al Met. L’inchiesta del New York Times e i veri motivi dello stop

Il mondo della moda contemporanea è ormai così assopito che, di norma, basta davvero poco — una scarpa senza suola, l’ennesimo valzer di poltrone tra direttori creativi — per riscuotere gli animi dal torpore in cui sono ricaduti. Questa volta, però, non c’è bisogno di forzare la mano: la querelle che ha appena travolto John Galliano e il Metropolitan Museum of Art di New York si sta rivelando particolarmente interessante.

Non solo perché dedicare la grande retrospettiva di primavera a uno stilista vivente è un evento rarissimo, concesso nella storia del Costume Institute soltanto a Yves Saint Laurent nel 1983 e a Rei Kawakubo nel 2017. Ma soprattutto perché non era letteralmente mai successo che il diretto interessato decidesse, a sorpresa, di farsi cancellare una mostra autocelebrativa.

I motivi della rinuncia di Galliano e il peso dei fatti del 2011

Tutto è precipitato nel giro di un fine settimana, culminando in un comunicato diffuso dallo stilista britannico sul suo profilo Instagram: “Dopo molte riflessioni e discussioni con tutte le persone coinvolte, ho deciso, con grande tristezza, che sia meglio che la mostra non abbia luogo in questo momento“, ha scritto Galliano, annunciando la cancellazione di “John Galliano: Horizons“, l’esposizione prevista dal maggio 2027 al gennaio 2028, e spegnendo di fatto il motore del Met Gala 2027.

Il motivo del contendere è noto. Nel 2011, alterato in un locale parigino, Galliano fu filmato mentre rivolgeva insulti antisemiti e razzisti ad alcuni clienti. Ne seguì un processo, una condanna penale in Francia e il licenziamento in tronco dalla guida di Dior. “Mi prendo la responsabilità delle parole dette in passato, che hanno recato danno alle comunità ebraiche e asiatiche, e rimango profondamente dispiaciuto per il dolore che ho causato“, ha scritto lo stilista, che in questi quindici anni ha affrontato un percorso di riabilitazione dall’alcolismo dialogando a lungo con rabbini e leader della comunità ebraica.

Galliano ha scelto quindi di fare un passo indietro per non trascinare il museo nelle polemiche: “Capisco che un vero pentimento non si raggiunge con una mostra, il riconoscimento istituzionale o un gesto pubblico. È una responsabilità continua. […] Non voglio che il dibattito che mi circonda metta il Met in una posizione difficile. Riconosco e rispetto anche che una mostra in onore del mio lavoro sarebbe dolorosa per alcuni”.

Poco dopo, il direttore del museo Max Hollein ha confermato a WWD la chiusura del progetto: “In seguito a profonde discussioni con John Galliano, abbiamo deciso insieme di non procedere con la mostra”.

L’inchiesta del New York Times: i veri motivi dello stop

Se la dichiarazione social è un pezzo di alta diplomazia, le reali cause della frenata vanno cercate nei palazzi del potere cittadino. Il Met sorge su terreni di proprietà municipale e riceve milioni di dollari di sovvenzioni da New York City. Come ha rivelato una dettagliata inchiesta del New York Times, l’esposizione si era trasformata in un caso politico spinoso.

Il fuoco di fila è stato trasversale. Julie Menin, portavoce del City Council, ha definito la retrospettiva “un pugno nello stomaco per la comunità ebraica della nostra città”. Brad Lander, candidato democratico al Congresso, l’ha etichettata come “un grave errore”, chiedendo esplicitamente al museo di “cancellare la mostra e cambiare l’ospite d’onore del Met Gala”. Per il deputato Micah Lasher “non è una questione di libertà di espressione”, ma di “buon senso”. Anche l’ufficio del sindaco Zohran Mamdani ha preso le distanze: “L’indipendenza non significa isolamento dalle critiche”.

A far saltare il banco, però, sono stati i grandi finanziatori. Alice Tisch, il cui nome e patrimonio sono storicamente legati alle casse del museo, ha inviato un’email durissima al direttore Hollein, visionata dal Times, in cui definiva l’operazione un “whitewash”, una ripulitura d’immagine inopportuna. “Questa mostra denota un fallimento della governance”, ha scritto Tisch. “Non è nell’interesse del museo avere questa percezione all’esterno, e va contro la vostra ricca storia curatoriale e la vostra continua leadership fiscale e morale”.

Galliano e il paradosso del genio maledetto

L’epilogo è una sconfitta per Anna Wintour, organizzatrice del Met Gala, e per il curatore Andrew Bolton, che avevano lavorato per mesi per appianare le divergenze, organizzando incontri preliminari tra Galliano e i leader della comunità ebraica (incontri a cui Angela W. Buchdahl, rabbino capo della Central Synagogue, aveva partecipato declinando però l’invito nel comitato d’onore del Gala).

Il paradosso finale di questa vicenda è che l’ambiziosa mostra “Horizons” non voleva essere un’assoluzione acritica. Bolton aveva strutturato l’esposizione attorno al concetto di rottura, includendo una sezione (denominata “Bearings”) volta ad affrontare di petto proprio il crollo morale del 2011 e la conseguente condanna penale. L’obiettivo era chiedersi fino a che punto il genio possa essere separato dalle azioni dell’uomo e, alla fine, una risposta in un modo o nell’altro è arrivata; anche se in realtà il mercato della moda aveva già risposto a modo suo. Assente dalle scene per anni, Galliano è tornato alla ribalta nel 2014 alla guida di Maison Margiela, firmando pochi mesi fa una collezione Artisanal Primavera-Estate 2024 che ha fatto piangere di gioia gli addetti ai lavori, e preparandosi ora a debuttare con una attesissima capsule collection per il colosso del fast fashion Zara.

Insomma, nonostante tutto, la figura di Galliano continua a risultare “problematica“. Ma è proprio questa sua natura di esule imperfetto, incapace di essere ripulito del tutto persino da un’istituzione come il Met, ad alimentare la sua leggenda. Al Met, intanto, resta un problema organizzativo inedito: trovare in fretta un nuovo tema, e un nuovo ospite d’onore, per il primo lunedì di maggio del 2027.

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