Una diagnosi di osteogenesi imperfetta di tipo IV, patologia nota anche come “malattia delle ossa di vetro”. Quindici fratture affrontate nel corso degli anni, un’altezza di un metro e venti centimetri e la necessità di sottoporsi regolarmente a infusioni di bifosfonati e interventi per l’inserimento di chiodi in titanio. Potrebbe sembrare l’incipit di un dramma, ma per Anis Jerbi, 23 anni, è semplicemente la base di partenza di una vita normale, autonoma e focalizzata sul talento.
In un’intervista rilasciata a Fanpage, il giovane pittore italo-tunisino smonta pezzo per pezzo la narrazione tossica che spesso circonda la disabilità, rifiutando categoricamente sia il pietismo che l’esaltazione. “Personalmente non voglio essere compatito, né mi ritengo un eroe perché conduco una vita normale“, chiarisce Anis. “Non voglio dare peso alla mia disabilità. Certo, è una caratteristica della mia vita, non posso e non voglio trascurarla, però è anche una cosa di cui mi importa poco e da cui non mi lascio limitare o fermare”.