“Niente è mai un punto di arrivo, semmai di partenza”. Alessio Boni sintetizza così la sua esperienza al Teatro Greco di Siracusa, dove ha interpretato l’ombra del re Dario ne “I Persiani” di Eschilo. “Durante le prove ho perso la memoria, il vuoto – ha raccontato in un’intervista a Il Corriere della Sera -. Poi, quando siamo saliti sul palco per la prima volta, ho sentito arrivare dalle pietre un’energia che mi ha invaso, mi ha reso consapevole della sacralità, del peso che aveva il teatro una volta, quando poteva cambiare il pensiero di migliaia di cittadini che assistevano alle rappresentazioni”. Quella responsabilità, Boni l’ha sentita tutta. Una forza “tramandata da 2500 anni che non puoi tradire”.
A 60 anni, è tornato alla tragedia e a Eschilo. Da più giovane, aveva debuttato con “I sette contro Tebe”. Si è formato in accademia con Orazio Costa, “l’inventore del metodo mimesico. Noi allievi ci mettevamo in semicerchio e sapevamo a memoria, ad esempio, tutto l’Amleto. Dopo questa esperienza fatta tutti insieme, salivi sul palco da solo ed eri dieci volte più forte di prima“.
Al di là della carriera, l’attore si impegna anche in ambito umanitario. Tra le esperienze che lo hanno colpito di più, una vissuta ad Haiti. “Dopo l’uragano c’era una tensione che si tagliava con il coltello, credo che se avessero potuto ci avrebbero ammazzati e rubato la Jeep per venderla e procurarsi del cibo – ha ricordato -. Ricordo la ferocia negli sguardi dovuta proprio alla fame, al non aver più nulla: acqua, cibo, casa. Lo Stato non rispondeva ed erano troppi mesi che vivevano in quelle condizioni. Ci sono stati momenti di tensione e di paura, ogni giorno speravo che non succedesse nulla“.