La ragazza olandese che conquistò la moda - 2/7
La storia di Karen Mulder nella moda comincia prestissimo. Ha appena 15 anni quando alcune amiche di Vlaardingen, nei Paesi Bassi, inviano alcune sue fotografie al concorso Look of the Year organizzato da Elite Model Management. Non c’è ancora il mondo dei social, non ci sono Instagram e TikTok a trasformare una ragazza in un volto riconoscibile prima ancora di arrivare a un’agenzia. Per essere scoperta bisogna passare davanti agli occhi degli scout. Mulder vince la selezione preliminare ad Amsterdam e arriva seconda alla finale di Parigi. Il premio è un contratto da modella con Elite, l’agenzia che rappresenta anche alcune delle future regine delle passerelle: Naomi Campbell, Cindy Crawford e Linda Evangelista.
La sua carriera decolla rapidamente. Arrivano le copertine, le campagne, le sfilate per le maison più importanti. Valentino, Calvin Klein, Versace, Yves Saint Laurent. Nel 1996 viene eletta Model of the Year. I suoi compensi giornalieri superano i 10 mila dollari e Mulder diventa una delle modelle più pagate del decennio. A Parigi, mentre cerca casa, vive per un periodo al leggendario Grand Hotel Le Bristol e possiede un attico a Monaco.
Alexander Werz, oggi alla guida dell’agenzia globale di pubbliche relazioni Karla Otto, in quegli anni lavorava per una delle principali società di produzione di sfilate e la conosce da vicino: “Karen era la più elegante di tutte. Il suo modo di camminare era incomparabile”. Christy Turlington, che lavora con lei per Valentino e Versace, la ricorda così: “Karen non era soltanto incredibilmente professionale: portava energia positiva su ogni set e cantava sempre”. Carla Bruni, allora tra le sue amiche più care, parla invece della sua “straordinaria gentilezza. Karen era gentile, generosa ed empatica nei confronti di ogni persona che incrociava il suo cammino.”
Mulder, oggi, racconta a Vogue Germania quella stessa caratteristica con una consapevolezza diversa: “Penso che, in realtà, fosse proprio per questo che alla gente piaceva lavorare con me. Ero giovane e ingenua. All’inizio nelle foto riuscivo soltanto a sorridere. Solo quando, durante un servizio fotografico, ho iniziato a provare simpatia per un fotografo sono riuscita, per una volta, ad avere un’aria sexy. Il mio agente era sbalordito: ‘Okay, questa è una novità’. Oggi penso che quel sorriso fosse un meccanismo di difesa; in fondo, dentro di me, non mi sentivo sempre così. Ero fin troppo gentile, gentile con le persone sbagliate. Ma tutto questo appartiene al passato”.