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Anche i Paesi Bassi rimandano i richiedenti asilo in Italia: sono il sesto Paese. Meloni: “Ritorsioni per Ceuta? Falso, il Patto sulla migrazione è altra cosa”

Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, anche i Paesi Bassi applicano il Patto Ue sui migranti che inguaia il governo Meloni, la cui scelta su Ceuta si sta rivelando un boomerang
Anche i Paesi Bassi rimandano i richiedenti asilo in Italia: sono il sesto Paese. Meloni: “Ritorsioni per Ceuta? Falso, il Patto sulla migrazione è altra cosa”
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Dopo giorni di silenzio, Giorgia Meloni prende la parola sui social per rispondere agli attacchi dell’opposizione per la decisione di sei Paesi europei di rispedire in Italia i cosiddetti Dublinanti, i richiedenti asilo che hanno varcato i confini, dopo la mossa di Roma che ha sospeso Schengen con la Spagna in seguito ai fatti di Ceuta. Nel giorno in cui anche i Paesi Bassi hanno annunciato la volontà di riprendere le espulsioni verso l’Italia, la presidente del Consiglio prova a smontare il collegamento tra i respingimenti e la sua strategia su Ceuta. E passa all’attacco di Giuseppe Conte ed Elly Schlein: “Elly Schlein parla di boomerang e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti – ha detto – Ma prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti cosiddetti Dublinanti. Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati”.

Meloni, quindi, sostiene che il ritorno dei Dublinanti in Italia sia la diretta conseguenza del nuovo Patto sulla migrazione e asilo che il suo governo ha siglato, e che lei pubblicamente sostiene, e non una ritorsione alla mancanza di solidarietà europea dimostrata da Roma nei confronti di Madrid. Vero sulla carta, se non fosse per le tempistiche. I Paesi interessati sposano, non potrebbero fare altro per non innescare una crisi diplomatica, la lettura della presidente del Consiglio, ma le tempistiche lasciano qualche dubbio. Il Patto è infatti in vigore dal 12 giugno scorso, ma il primo Paese ad annunciare la decisione di rispedire i richiedenti asilo in Italia, la Germania, lo ha fatto il 9 agosto, nove giorni dopo l’annuncio italiano sul ripristino dei controlli alle frontiere. Da quel momento, altri cinque Paesi si sono allineati a Berlino, scatenando un effetto domino che oggi vede cadere anche la tessera dei Paesi Bassi. Anche l’Olanda si aggiunge infatti ai Paesi che adotteranno i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti Dublinanti nell’ambito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. “Stiamo avviando questo processo anche con l’Italia”, ha detto Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, spiegando che “sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti”.

Il 12 giugno, ha ricordato, è entrato in vigore il Patto sulla migrazione e l’asilo: “Ciò significa che, da quel momento in poi, tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettare le norme del Patto”, ha affermato Huisman-de Vries. “Questo significa anche che i trasferimenti verso l’Italia devono essere nuovamente effettuati conformemente alle norme del Patto. Stiamo pertanto avviando questo processo anche con l’Italia”. La portavoce ha quindi sottolineato che “questi trasferimenti sono una parte importante del Patto e devono quindi essere attuati correttamente”. Al momento, il ministero dei Paesi Bassi non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di persone che potrebbero essere interessate dai futuri trasferimenti, né ha precisato se la procedura riguarderà esclusivamente i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno o anche quelli già presenti in precedenza.

I Paesi Bassi si aggiungono quindi alla scelta già presa di Germania, Svizzera, Austria e, giovedì, da Finlandia e Svezia. Da quando il governo di Giorgia Meloni ha optato per il pugno duro nei confronti della Spagna dopo il caso Ceuta, invece che sulla solidarietà europea, altri Stati dell’Unione si sono adeguati al clima. Così, ricordando che dal 12 giugno è in vigore il nuovo Patto migrazione e asilo, si è presto arrivati a ben 6 Paesi che hanno comunicato a Roma la fine del supporto nella gestione dei richiedenti asilo viene meno. Non è ancora chiara la portata delle espulsioni che verranno effettuate, dato che il ministero non ha fornito dati sulle persone che saranno interessate dai trasferimenti.

I ‘dublinanti‘ sono quei richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003, si spostano in un altro Stato dove fanno una nuova richiesta di asilo: in questo caso il Regolamento prevede che devono essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui aspetta la gestione della domanda. Essendo l’Italia in molti casi il Paese di primo approdo è quindi quello maggiormente esposto all’eventuale applicazione integrale.

La scelta politica, insomma, ha decisamente non pagato. Così già giovedì il governo è finito nel mirino dell’opposizione. Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha definito la vicenda dello scontro con la Spagna e le successive mosse degli altri Paesi come un “capolavoro targato Meloni” con i rimpatri che “funzionano, ma contro di noi“. L’ex premier ha continuato: “L’inutile e dannoso show su Ceuta e delle scelte sui migranti hanno prodotto un bel cortocircuito dopo la propaganda roboante del Governo contro la Spagna”. Di “boomerang clamoroso” parla invece la segretaria del Pd Elly Schlein: “Quando dicevo che su Ceuta Meloni ha creato un precedente pericoloso per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, intendevo esattamente questo. Con l’aggravante che Meloni per la sua cieca ideologia non ha mai portato avanti la più rilevante battaglia da fare a Bruxelles nell’interesse nazionale: quella sulla solidarietà europea, anche sull’accoglienza”.

Dopo la replica, Meloni passa a rivendicare i ‘successi’ ottenuti in tema d’immigrazione: “Questo governo ha contrastato l’applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e infatti, dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori”.

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