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L’Austria ha iniziato a rimandare i richiedenti asilo in Italia: trasferite già quattro persone

Dopo gli annunci di Germania e Svizzera, Vienna mette in atto le misure previste dal nuovo patto dell'Unione Europea su migrazione e asilo. Le autorità austriache hanno cominciato a espellere i migranti utilizzando mezzi di trasporto pubblico
L’Austria ha iniziato a rimandare i richiedenti asilo in Italia: trasferite già quattro persone
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Dopo che la Germania e la Svizzera hanno annunciato di essere pronti a iniziare i rimpatri, Vienna ha dichiarato di aver già cominciato a rimandare migranti nel nostro Paese. Sono già quattro, infatti, gli espulsi verso l’Italia dal 12 giugno, giorno in cui è entrato in vigore il nuovo patto dell’Unione Europea su migrazione e asilo. I quattro dublinanti – i richiedenti asilo in Italia che nel frattempo hanno varcato il confine – sono stati trasferiti dall’Austria nel nostro Paese utilizzando dei mezzi di trasporto pubblico, come previsto dai nuovi accordi: le autorità di Vienna hanno fornito loro un biglietto di treno o di autobus e li hanno fatti partire verso Roma.

A confermare i trasferimenti è stato il portavoce del ministero dell’Interno austriaco, che ha ribadito che quattro persone sono già state colpite dal provvedimento e mandate via dal Paese. Non è ancora chiaro quale possa essere il numero complessivo di persone che potrebbero essere interessate da futuri trasferimenti. Né è stato precisato se la procedura riguardi esclusivamente persone arrivate dopo il 12 giugno o anche richiedenti asilo già presenti in precedenza. Intanto, dopo i primi annunci da parte di Berlino, martedì anche la Svizzera aveva dichiarato che, dopo quattro anni di stop, i primi aerei con a bordo i migranti saranno pronti a partire già per fine agosto.

Dopo anni di rientri sostanzialmente azzerati, dunque, a Roma gli occhi sono puntati sulla porta che torna ad aprirsi. I numeri del Viminale danno la misura della posta in gioco: dal dicembre 2022 alla fine del 2025 sull’Italia si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti si sono praticamente fermati dopo la circolare con cui Matteo Piantedosi aveva chiuso ai rientri. Nel quinquennio precedente erano invece tornati oltre 17mila dublinanti. Ora il nuovo Patto – su cui Roma aveva puntato per alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino – mostra anche l’altra faccia: i partner possono tornare a chiedere all’Italia di riprendersi chi da qui ha fatto rotta verso il resto d’Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.

“Mentre qui ci si bea degli straordinari risultati dell’hub in Albania, che hanno solo dissanguato l’erario pubblico italiano, anche l’Austria si infila nella schiera delle nazioni che scaricano Giorgia Meloni, e la sua lungimirante azione di riforma del patto migrazione e asilo in Europa che ora ci fa diventare il ricettacolo dei respingimenti da parte del nord Europa”, scrive sui social Enrico Borghi, vicepresidente di Iv-Casa Riformista. E come lui anche altri membri dell’opposizione criticano l’esecutivo: “Cronache di un flop colossale ai danni dell’Italia e dell’Europa”, dichiara il segretario di Più Europa Riccardo Magi, aggiungendo che “la ricetta del governo si sta rivelando un boomerang per il nostro Paese”. Mentre Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, commenta: “Meloni chiude Schengen alla Spagna in maniera immotivata per un mero calcolo politico e adesso arriva l’effetto domino. Germania e Austria fanno la sua stessa politica, ma contro l’Italia. È il fallimento di un governo che usa la paura per costruire maggior consenso elettorale”.

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