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L’inflazione gonfia le uscite per pensioni (+15 miliardi) e assegno unico. E gli interessi sul debito superano la spesa per politiche sociali e lavoro

I dati del Documento programmatico di finanza pubblica: le uscite per gli assegni previdenziali passano da 351,8 miliardi nel 2026 a 366,54 miliardi nel 2027. Ma la voce che vede la più corposa revisione al rialzo rispetto alle previsioni del Documento di finanza pubblica dello scorso aprile è quella relativa al finanziamento del debito: 103,7 miliardi
L’inflazione gonfia le uscite per pensioni (+15 miliardi) e assegno unico. E gli interessi sul debito superano la spesa per politiche sociali e lavoro
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​L’inflazione alimentata dai rincari energetici dovuti alla guerra in Medio Oriente, oltre a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, gonfia le spese dello Stato indicizzate all’aumento dei prezzi. Erodendo completamente lo spazio disponibile per finanziare le misure che le forze di maggioranza vorrebbero inserire nella legge di Bilancio pre-elettorale, visto che il deficit aggiuntivo liberato dall’attivazione della clausola di salvaguardia per energia e difesa basterà a malapena a coprire i relativi interventi e riassorbire quello che altrimenti sarebbe stato classificato come uno sforamento dei tetti di spesa concordati con Bruxelles. A dare la misura dell’impatto, a fronte del quale Giorgia Meloni ha chiesto ulteriore flessibilità a Bruxelles, sono le tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica approvato venerdì. Da cui emerge anche il pesantissimo impatto dell’inflazione stessa, oltre che del combinato disposto di aumento del debito Usa e fabbisogno di finanziamenti per gli investimenti in AI, sul costo del maxi debito pubblico italiano.

Nel 2027 la spesa per le prestazioni sociali è prevista in aumento del 3,6% (+17 miliardi), ma quella per le pensioni crescerà ancora di più, del 4,2%. In valori assoluti, le uscite per gli assegni passano da 351,8 miliardi nel 2026 a 366,54 miliardi nel 2027: quasi 14,7 miliardi in più. Nel 2028 il conto arriverebbe a 378,43 miliardi e nel 2029 a 388,66 miliardi. In parte l’aumento è fisiologico (deriva dalle nuove uscite dal lavoro), ma in tempi “normali”, come mostra l’evoluzione delle uscite negli anni pre Covid e pre invasione russa dell’Ucraina, è nell’ordine del 3% annuo. A pesare, ora, è il fatto che i trattamenti previdenziali vengono rivalutati sulla base dell’andamento dell’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, il cosiddetto FoI al netto dei tabacchi, che dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente ha preso il volo: in agosto, ultimo dato disponibile, era a +3,4% sull’anno prima. La rivalutazione effettiva dipenderà dalle stime disponibili a novembre.

Tra le altre prestazioni indicizzate che contribuiranno all’aumento della spesa ci sono poi gli strumenti di sostegno alle famiglie. Esempio concreto: l‘Assegno unico e universale, che ha oltre 6 milioni di beneficiari e i cui suoi importi e soglie Isee vengono rivalutati anno per anno sulla base dell’inflazione. Per il 2026 l’Inps ha per esempio applicato una rivalutazione dell’1,4%, portando l’importo massimo per i nuclei con un figlio minorenne con Isee fino a 17.468,51 euro a 203,8 euro mensili e quello minimo a 58,3 euro.

Di qui la richiesta della presidente del Consiglio alla Commissione Ue di tener conto l’inflazione più alta del previsto nel valutare il rispetto del percorso della spesa netta. Su questo fronte potrebbe esserci margine di successo perché il problema non è solo italiano. I ministri delle Finanze europei ne parleranno all’Ecofin di venerdì prossimo, che dovrà anche sancire l’attivazione della clausola su energia e difesa.

Ma resta il fatto che la voce che vede la più corposa revisione al rialzo rispetto alle previsioni del Documento di finanza pubblica dello scorso aprile è quella relativa agli interessi sull’enorme stock di debito pubblico di oltre 3.200 miliardi, alimentati da inflazione e salita dei rendimenti dei Btp. Il risultato è che la spesa sostenuta solo per remunerare chi li detiene è vista crescere a 96,9 miliardi, il 4,2% del pil, contro gli 87,2 miliardi del 2025, per raggiungere quota 103,7 miliardi nel 2027. L’equivalente di tre o quattro manovre. Più della somma degli stanziamenti di quest’anno per le missioni Politiche sociali e per la famiglia (compreso il contrasto alla povertà) 72,4 e Politiche per il lavoro, stando alla Banca dati delle amministrazioni pubbliche. Mentre l’Istruzione scolastica si è dovuta accontentare di 62,2 miliardi, la Giustizia di 12 e il Soccorso civile di 6,9.

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