L'adozione del branco di lupi: "Ero uno della famiglia" - 2/5
L’incontro con i lupi segnò la rinascita di Marcos. Dopo una prima fase di tolleranza reciproca, gli animali lo accolsero a tutti gli effetti. Un momento preciso sancì quel legame, ricordato dall’uomo decenni dopo con parole inequivocabili: “Mi leccò, si strofinò contro il mio corpo per darmi calore e affetto, e io la abbracciai e mi rannicchiai con lei. Ancora oggi, quella è l’unica mamma che riconosco di aver avuto e quegli anni sono stati i più belli della mia vita”.
L’integrazione nel branco fu totale, a partire dai membri più piccoli: “Il primo contatto che ricordo con i lupi è che mi sono addormentato con i cuccioli”. Marcos si adattò all’ambiente circostante nutrendosi di radici, bacche e resti animali, coprendosi con pelli di coniglio e abbandonando progressivamente il linguaggio umano a favore di fischi, grugniti e ululati. Imparò a imitare il canto degli uccelli e a richiamare i cervi, sviluppando un sistema di caccia cooperativa con i predatori.
“Vivevo insieme ai lupi, ero uno della famiglia”, raccontava. Le dinamiche di sussistenza erano diventate naturali: “Se volevo pescare, pescavo nel fiume; se volevo un coniglio, lo prendevo; se volevo un cervo chiamavo i miei genitori, che erano i lupi, facevo un ululato, mi nascondevo nel fiume e i lupi mi portavano giù gli animali”.