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È morto Marcos Rodríguez Pantoja, il “bambino selvaggio” che per 12 anni è vissuto con un branco di lupi: “Una lupa è l’unica mamma che riconosco di aver avuto e quegli anni sono stati i più belli della mia vita”

Dopo dodici anni trascorsi in isolamento con un branco di lupi, fu costretto a rientrare in una società che non comprese mai fino in fondo. Dalla solitudine dell'infanzia al ritrovamento della Guardia Civil, la storia dell'uomo che trovò la sua vera famiglia nella natura

di Redazione FqMagazine
L'adozione del branco di lupi:

L'adozione del branco di lupi: "Ero uno della famiglia" - 2/5

L’incontro con i lupi segnò la rinascita di Marcos. Dopo una prima fase di tolleranza reciproca, gli animali lo accolsero a tutti gli effetti. Un momento preciso sancì quel legame, ricordato dall’uomo decenni dopo con parole inequivocabili: “Mi leccò, si strofinò contro il mio corpo per darmi calore e affetto, e io la abbracciai e mi rannicchiai con lei. Ancora oggi, quella è l’unica mamma che riconosco di aver avuto e quegli anni sono stati i più belli della mia vita”.

L’integrazione nel branco fu totale, a partire dai membri più piccoli: “Il primo contatto che ricordo con i lupi è che mi sono addormentato con i cuccioli”. Marcos si adattò all’ambiente circostante nutrendosi di radici, bacche e resti animali, coprendosi con pelli di coniglio e abbandonando progressivamente il linguaggio umano a favore di fischi, grugniti e ululati. Imparò a imitare il canto degli uccelli e a richiamare i cervi, sviluppando un sistema di caccia cooperativa con i predatori.

“Vivevo insieme ai lupi, ero uno della famiglia”, raccontava. Le dinamiche di sussistenza erano diventate naturali: “Se volevo pescare, pescavo nel fiume; se volevo un coniglio, lo prendevo; se volevo un cervo chiamavo i miei genitori, che erano i lupi, facevo un ululato, mi nascondevo nel fiume e i lupi mi portavano giù gli animali”.

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