La ricostruzione di Vasco Rossi: "Ribaltata la realtà, finii in galera per colpa di un pusher" - 3/4
La gravità delle affermazioni ha spinto Vasco Rossi, attualmente in vacanza in Puglia, a intervenire in prima persona per ristabilire la verità storica e processuale. “Ti rispondo con chiarezza perché questa storia, oltre a essere falsa, ribalta completamente la realtà. Io non ho fatto arrestare nessuno”, ha replicato il cantante. Rossi ha quindi chiarito la dinamica giudiziaria che portò al suo fermo il 20 aprile 1984 nei pressi di Bologna. “Io sono stato invece denunciato da un infame che raccontò al pubblico ministero di avermi venduto 30 grammi di cocaina”, ha precisato. A seguito di quelle dichiarazioni, le forze dell’ordine perquisirono la sua abitazione a Casalecchio di Reno, dove furono rinvenuti 26 grammi di cocaina.
“Sulla base di quelle dichiarazioni vennero emessi mandato di cattura e perquisizione e fui portato direttamente in carcere”, ha proseguito il rocker, smentendo la tesi della scarcerazione lampo: “Ho passato cinque giorni in totale isolamento e 22 giorni complessivi di detenzione, prima che venisse chiarito che non avevo niente a che fare con la banda di spacciatori alla quale ero stato associato”.
Il periodo di reclusione fu trascorso nel carcere di Rocca Costanza a Pesaro. Al termine dell’iter giudiziario, Rossi fu scagionato dall’accusa di spaccio e condannato a due anni e otto mesi con la condizionale per detenzione di sostanze stupefacenti. “Quindi no: non sono uscito prima perché avrei fatto nomi o accusato qualcuno per risparmiarmi il carcere”, ha ribadito con fermezza. “È successo esattamente il contrario: qualcuno fece il mio nome e io finii in galera”.