Riccardo Braglia: "Sapevo che la malattia era potenzialmente terminale" - 2/5
La scoperta della leucemia è arrivata in modo del tutto accidentale. “Cado da un gradino e mi rompo il tendine quadricipitale”, racconta Braglia spiegando la dinamica dell’incidente. “Un mio amico ortopedico mi opera in un centro che è anche oncologico e, come da protocollo, vengono controllati anche i valori del sangue. Mi dice che l’operazione è andata bene, ma che ho una leucemia mieloide acuta”.
Possedendo un background medico-farmaceutico, l’imprenditore non ha avuto bisogno di mediazioni per comprendere la gravità del quadro clinico. “Sapevo che era una diagnosi potenzialmente terminale: ho sempre lavorato sviluppando farmaci”, ammette. Il passaggio da addetto ai lavori a paziente è stato brutale: “È stato uno choc. Avevo sempre guardato alla malattia dal punto di vista di chi sviluppa farmaci, conduce studi clinici, prepara documentazione e foglietti informativi. Improvvisamente ero io a dover leggere quelle informazioni”.
Una presa di coscienza che ha mutato radicalmente il suo modo di concepire il settore sanitario: “Ho capito quanto cambia tutto, quando sei dall’altra parte. Il paziente non ha bisogno soltanto del farmaco e della terapia: ha bisogno di essere accompagnato, ascoltato, sostenuto anche dal punto di vista mentale e spirituale”.