Il campo largo traballa su armi e Ucraina: eppure un’opposizione credibile farebbe strame di questa maggioranza
Un’opposizione appena appena credibile e consapevole di se stessa farebbe strame di una maggioranza allo sbando, che inciampa goffamente sui dossier più sensibili: da Ceuta all’Ilva, passando per le chat censurate di Delmastro, dalla legge elettorale al riarmo compulsivo – Giorgetti ha appena impegnato venti-miliardi-venti per la difesa, alla faccia di sanità, istruzione, ricerca. Dunque, acquisto di armi, armi e ancora armi. Persino da Israele…
Il mondo è in subbuglio, milioni di esseri umani scendono in piazza per protestare e mettere alle strette i rispettivi governi. Da noi fa caldo, è agosto e si va in spiaggia. Ne riparleremo in autunno. Forse. Quando molti dei giochi (sporchi) decisi dal governo saranno fatti. Aveva visto giusto Leo Longanesi. “Gli italiani vorrebbero fare la rivoluzione con i carabinieri”.
Se gli ottimati dei vari partiti uscissero fra la gente, anziché restarsene asserragliati nei loro uffici con aria condizionata a scorrere agenzie di stampa, incollati allo smartphone, se uscissero per strada ad annusare gli umori del popolo minuto nei mercati, sui posti di lavoro, nelle scuole (appena riapriranno) nelle località di vacanza, scoprirebbero quali sono i sentimenti e le aspirazioni e le speranze degli italiani. Un popolo atterrito dalla piega presa dagli avvenimenti, domestici e internazionali. Dalla povertà in ascesa verticale, la precarietà del lavoro, il costo della vita insostenibile, i salari inchiodati a livelli inferiori a quelli del resto dell’Europa. Violenza diffusa e malamente arginata, giovani allo sbando, etica pubblica sotto i tacchi. E soprattutto le guerre che stanno incendiando mezzo mondo.
Gira nelle menti la domanda: un giorno toccherà anche a noi? Gli italiani non vogliono la guerra, non l’hanno mai voluta, neppure sotto il fascismo che gliela impose.
Nella recente intervista al Foglio la segretaria Pd Elly Schlein è stata anche troppo chiara. Il sostegno in armi all’Ucraina è imprescindibile. Sul Corriere le ha subito fatto eco Stefano Bonaccini, suo ex rivale e oggi alleato: “L’Ucraina non sarà mai sola”. Con queste premesse l’intesa col M5S traballa. Giuseppe Conte ha osato ricordare che il Movimento osteggia le politiche belliciste dell’Ue e sostiene la soluzione diplomatica fra Kiev e Mosca. Apriti cielo! Mute di cani sciolti si sono scatenati con la bava alla bocca.
Picierno si è lanciata a mettere in dubbio che Pd e M5S debbano collaborare in sede di competizione elettorale. Tajani ci ha inzuppato il pane, anzi la brioche. I “riformisti” del Pd si sono dissociati dalla mozione dei Dem, M5S e Avs contro l’acquisto di armi per impiegare i fondi Safe per povertà e crisi energetica. Con loro Italia Viva e +Europa. Stupiti? Io no. E’ tutto scritto.
L’intervista di Schlein al Foglio aveva rovesciato il tavolo: appoggio attivo all’Ucraina (ergo avanti con le forniture di armi a Kiev), aperture a Draghi, Renzi e persino a Calenda che ha appena favorito la destra nella vicenda delle chat di Delmastro. Esultano Gori, Delrio, Sensi, Gualmini, Guerini, con la fuoriuscita Picierno al traino.
Nel Pd convivono due anime. Almeno. Quella filoatlantista e guerrafondaia e quella molto timidamente pacifista (con molti se e molti però, alla Veltroni) che la segretaria tenta di tener a galla fra i marosi della opposizione interna. La distanza con Conte si allarga e non a caso. C’è chi ci lavora alacremente.
La questione è cruciale, difatti Conte ha replicato spiazzando il Pd con la proposta di anticipare le primarie spostando in un secondo tempo la definizione del programma comune. Obiettivo: misurare la forza della propria candidatura con quella di Schlein sul metro dei militanti e dei simpatizzanti. Schlein ha risposto capovolgendo l’odine dei fattori: prima il programma, poi le primarie. Il canonico pranzo fra i due segretari ha ribadito le divergenze.
Nell’intervista al Corriere Bonaccini si allinea alla segretaria. Sostegno inflessibile a Kiev, in linea con il Pse in Europa. Conte fatica ad adeguarsi, dice Bonaccini, ma alla fine si troverà la quadra col M5S. ”Governiamo ovunque insieme nelle regioni e nei comuni”. Come se in provincia si affrontassero temi come la guerra, le armi, gli equilibri internazionali.
L’Italia dallo scorso mese di marzo ha inviato un contingente di soldati, dotato di armamenti sofisticati (sistemi antimissile, radar, jet) in Arabia Saudita per garantire la sicurezza del nostro Paese. Quale sicurezza esattamente? Nessuno lo ha detto. La missione è stata difesa dal ministro Crosetto che ha affermato che era stata definita nelle carte (quali?) e che si tratta della rimodulazione di una precedente missione autorizzata dal Parlamento. Quando? In quali termini? Il Golfo Persico è diventato zona di guerra e se i nostri militari fossero coinvolti in azioni belliche quali sarebbero le conseguenze?
Di fatto siamo entrati nel quadrante della guerra all’Iran. Ma si fa finta di nulla e ci si accapiglia sui migranti. L’art 11 della Costituzione è per caso finito in soffitta? Mattarella tace. Eppure solitamente è loquacissimo.