Bollo auto, lo stop nel 2027 vale meno di due pieni. E non coprirà la maggior spesa di quest’anno causata dal caro carburanti
Il governo Meloni, con un triplo salto carpiato, presenta la cancellazione del bollo sulle auto di piccola e media cilindrata al momento finanziata per il solo 2027 come un modo per dare respiro agli automobilisti alle prese col caro carburanti. Ma basta fare due conti per capire come la mancia elettorale da circa 163 euro pro capite in media sia ben poca cosa a fronte degli aumenti di benzina e diesel già causati dal conflitto in Medio Oriente oltre che dalle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina e dall’impennata dei margini di raffinazione. E degli ulteriori rincari che potremmo vedere a breve: non caso durante la conferenza stampa di mercoledì il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, evidentemente il meno entusiasta del grande annuncio a sorpresa, ha ammesso che la situazione “sta peggiorando” e non resta che sperare in un – improbabile – accordo a livello Ue su una tassazione coordinata degli extraprofitti energetici per recuperare risorse con cui finanziare altri interventi.
Il cadeau vale meno di due pieni
Oggi sulla rete stradale nazionale, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, un litro di benzina è arrivato a costare in media 2,143 euro e uno di gasolio 2,266 euro. In autostrada si sale rispettivamente a 2,236 e 2,346 euro. Per chi ha una piccola utilitaria, ipotizzando un serbatoio da 40 litri significa spendere 85,72 euro per un pieno di benzina e 90,64 se l’auto è a diesel. Nel caso di una capacità da 45 litri, il conto sale a 96,44 euro per la benzina e 101,97 per il gasolio. Ecco: l’esenzione temporanea vale mediamente tra un pieno e mezzo e due (per la precisione tra 1,3 e 2,4 pieni di benzina e tra 1,2 e 2,2 di diesel a seconda dell’auto). Per un’auto da 50 Kw il bollo, stando alla tariffa base nazionale suscettibile di modifiche da parte delle Regioni, è di 129 euro: in nessun caso si supera un pieno e mezzo. Il maggior beneficio va invece ovviamente ai possessori di una macchina di potenza pari al limite massimo previsto dal decreto, 80 kW, pari a circa 109 cavalli: per loro il bollo è di 206,4 euro. Col risparmio potranno pagare poco più di due pieni.
Di questo passo i rincari “mangeranno” l’esenzione in 6 mesi
Il punto però è che le quotazioni, salvo qualche oscillazione, ormai aumentano di giorno in giorno, come Giorgetti sa bene. Con scenari che vedono il prezzo del petrolio verso i 150-200 dollari al barile se lo Stretto di Hormuz resterà chiuso, non potrà che andare peggio. Se nei prossimi tre mesi benzina e diesel rincarassero come negli ultimi tre, di circa 9 centesimi al mese per la benzina e quasi 10 per il diesel, chi fa un paio di pieni al mese si ritroverebbe a spendere nel trimestre circa 33-39 euro in più, a seconda del carburante e della capacità del serbatoio. Se la stessa dinamica proseguisse, in sei mesi la stangata alla pompa si mangerebbe quasi del tutto i 160 euro e spiccioli di risparmio medio sul bollo per chi ha un diesel con serbatoio grande. Nel caso di un’utilitaria a benzina con serbatoio piccolo, se ne andrebbe comunque l’80%.
E l’esenzione non copre la maggior spesa causa guerre
Per capire la reale portata della misura annunciata mercoledì aiuta poi fare un confronto con i rincari già accumulati. Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, la verde self sulla rete ordinaria costava in media 1,670 euro al litro, il gasolio 1,720. Da allora, nonostante i poco efficaci sconti sulle accise, la benzina alla pompa è rincarata del 28,3%, il gasolio addirittura del 31,7%. Significa spendere 18,92 euro in più rispetto a inizio anno per un pieno di benzina e 21,84 euro in più per uno di diesel, se il serbatoio è da 40 litri, mentre l’extra esborso sale rispettivamente a 21,29 e 24,57 euro se è da 45. Nel primo caso, bastano 8,6 pieni di benzina o 7,5 di diesel perché il maggior costo “bellico” raggiunga il valore del bollo cancellato. Con un serbatoio da 45 litri, i 160 euro coprono i rincari su soli 7,7 pieni di benzina e 6,6 di diesel. La maggior spesa cumulata rispetto ai prezzi di fine febbraio arriverebbe, facendo due pieni al mese, a 155 euro per un’auto a benzina con serbatoio da 40 litri, 175 euro con una da 45, 181 euro con un diesel da 40 e 204 euro con un diesel da 45 litri. Insomma: a spanne (come è ovvio, dipende da quanto si utilizza l’auto) se la corsa dei prezzi proseguisse fino a fine anno allo stesso ritmo il taglio di 160 euro non basterà in media nemmeno per rimborsare gli italiani della maggior spesa sostenuta da marzo a dicembre.