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Ceuta, in Marocco incriminate 25 persone: sono accusate di aver organizzato il traffico di migranti

Intanto nell'exclave spagnola preoccupa la situazione dei minori: due strutture scolastiche sono state aperte per ospitare temporaneamente bambini e ragazzi stranieri
Ceuta, in Marocco incriminate 25 persone: sono accusate di aver organizzato il traffico di migranti
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Venticinque persone sono state incriminate dalla Procura di Tetouan, in Marocco, per aver organizzato il traffico di migranti verso Ceuta, l’exclave spagnola in Nord Africa presa d’assalto tra il 30 e il 31 luglio. Secondo fonti giudiziarie marocchine, riportate dall’agenzia Europa Press, il gruppo è accusato di reati legati all’organizzazione di attraversamenti irregolari della frontiera e al trasporto abusivo di passeggeri dal Marocco ma vengono anche contestati favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenze e resistenza alle forze dell’ordine e danneggiamento di beni pubblici.

Dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra, anche la Spagna indaga per accertare se dietro la più imponente ondata migratoria mai registrata a Ceuta ci sia un’azione coordinata di gruppi criminali. Il tribunale dell’Audiencia Nacional ha aperto un’inchiesta preliminare e ha incaricato l’Unità centrale immigrazione e frontiere (Ucrif) della polizia nazionale di verificare se l’ingresso irregolare di oltre 72mila persone dal Marocco sia stata il risultato di “un’azione concertata“. La giudice Maria Tardon ha chiesto anche alla Guardia Civile di chiarire se nei giorni precedenti siano arrivate informazioni che avrebbero potuto “allertare” su quanto sarebbe accaduto.

Intanto il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha dichiarato in un’intervista alla tv pubblica spagnola Tve che la situazione nella città autonoma rimane “caotica e insostenibile“. Secondo l’esponente del Partito popolare, nell’exclave ci sono ancora 6mila migranti. Una cifra differente rispetto a quella data dal governo centrale spagnolo che ha parlato di circa 2mila persone. Vivas ha lanciato un appello al resto della Spagna chiedendo “aiuto, assistenza, sostegno e solidarietà” e ha invocato “senso di responsabilità nazionale” e “lealtà istituzionale”. Preoccupa in particolare la situazione dei minori rimasti a Ceuta: “Attualmente, il tasso di occupazione dei centri di accoglienza per minori di Ceuta è del 2.600% superiore alla loro capacità massima”, ha dichiarato Vivas, stimando il numero di minori presenti nella città autonoma a circa 1.100. Ceuta “non ha spazio aggiuntivo” ed “è sottoposta a un’enorme pressione” perché si prenda cura di questi minori, ha osservato il prefetto regionale, Miguel Ángel Pérez Triano.

Per il delegato del governo della città autonoma, sono 528 i minori entrati in massa via terra e via mare a Ceuta nell’ondata migratoria della scorsa settimana identificati dalla polizia e inseriti nei centri di accoglienza dell’exclave: “Ci sono ancora minori nelle nostre strade. Ed è una priorità, una grande preoccupazione” che possano essere identificati e assistiti, ha aggiunto il prefetto, assicurando la collaborazione dello Stato alle autorità locali, competenti per l’accoglienza. Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha intanto abilitato due strutture scolastiche a Ceuta per ospitare temporaneamente bambini e ragazzi stranieri arrivati in massa, nell’ambito delle misure straordinarie adottate per l’emergenza. La titolare del dicastero Sira Rego sarà venerdì a nella città autonoma per coordinare sul posto la gestione dell’accoglienza e coordinare le misure delle autorità locali, informa il ministero.

Tutto questo mentre le autorità locali si dicono “preoccupate” per i rinnovati appelli sugli account social marocchini per un possibile nuovo ingresso di massa nell’enclave spagnola, previsto per il prossimo 15 agosto. “Ovviamente, dopo quello che è successo, preoccupa che ci siano queste voci sui social”, ha ammesso il portavoce del governo di Ceuta, Alejandro Ramirez, assicurando che l’esecutivo locale ha segnalato “questi messaggi” alle “autorità competenti, affinché ne tengano conto nel caso in cui possa verificarsi qualcosa di simile”. “Speriamo che non sia così”, ha concluso il portavoce.

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