Olha Stefanishyna, ex ambasciatrice ucraina negli Usa ed ex ministro della Giustizia, è indagata dall’Anticorruzione
E’ ufficiale. Olha Stefanishyna, ex ministro della Giustizia ed ex ambasciatrice dell’Ucraina negli Stati Uniti rimossa da Volodymyr Zelensky il 3 agosto, ha ricevuto un avviso di garanzia dall’Autorità nazionale (Nabu) e dalla Procura speciale anti-corruzione (Sapo) ed è comparsa in udienza a porte chiuse dinanzi all’Alta Corte anti-corruzione che ha stabilito nei suoi confronti una misura cautelare fissando una cauzione di 6 milioni di grivne (circa 116mila euro). “Qualsiasi atto procedurale fa parte del lavoro legittimo del sistema delle forze dell’ordine e non costituisce una prova di colpevolezza – ha commentato Stefanyshyna su Facebook -. Affronto questi avvenimenti con serenità e senza emozioni superflue, e il clamore suscitato da questa vicenda assomiglia più a una tempesta in un bicchiere d’acqua“.
Durante l’udienza, il procuratore del Sapo ha riferito che la diplomatica è indagata per il reato che il codice penale ucraina definisce “arricchimento illecito” e per dichiarazione patrimoniale non veritiera. Secondo quanto riportato nella sua ultima Dichiarazione Patrimoniale Elettronica dei Funzionari Pubblici (in ucraino E-deklaratsiya, strumento utilizzato per controllo preventivo della corruzione nel quale tutti i politici e gli alti funzionari devono dichiarare ogni anno non solo quanto guadagnano, ma tutto ciò che possiedono, usano o spendono), Stefanyshyna avrebbe effettuato diverse spese per le quali, in realtà, non disponeva dei fondi necessari.
In particolare, secondo le indagini, tra il 2024 e il 2025 la donna ha acquistato due appartamenti nel complesso residenziale “Faina Town” a Kiev, non ha condotto personalmente le trattative ma lo ha fatto tramite un’amica e non ha segnalato gli acquisti nella dichiarazione patrimoniale. E poi li ha ristrutturati senza dichiarare le relative spese. Inoltre, da gennaio ad aprile 2024, ha preso in affitto un’altra casa nel centro di Kiev, in via Yaroslaviv Val, per l’equivalente di 1.300 dollari al mese, per poi trasferirsi nell’abitazione della madre nel residence “Lvivska Ploshcha” senza dichiarare che risiedeva lì. Inoltre, secondo il pubblico ministero, Stefanishyna utilizzava un Mercedes intestata al suo assistente, il quale pagava anche le multe relative al veicolo, ma anche in questo caso non ha indicato nulla di ciò nella dichiarazione quando la legge le impone di farlo.
Il 28 luglio Kommersant Ukrainsky aveva riferito che sotto la lente degli investigatori sono finiti alcuni immobili che risulterebbero troppo costosi in relazione al reddito ufficiale della diplomatica: un appartamento di 99,8 mq nel complesso residenziale “Lvivska Ploshcha” di Kiev, diversi locali non residenziali, un posto auto e due appartamenti nel complesso residenziale “Faina Town“. Sospetti anche su una Mercedes-Benz GLC 220D del 2017 che, secondo l’indagine, l’ex ambasciatrice avrebbe utilizzato tra il 2021 e il 2025. Gli investigatori del Nabu hanno effettuato una perquisizione di una Land Rover Range Rover intestata all’avvocato Ivan Kholondovych, che potrebbe aver agevolato l’acquisto dei due appartamenti nella “Faina Town”. Durante la perquisizione, gli agenti hanno sequestrato due telefoni cellulari che il tribunale ha riconosciuto come prove materiali nel procedimento.
A fine giugno 2025 un’inchiesta giornalistica di Hromadske aveva rivelato che la madre di Stefanishyna, Nadiya Kravets, aveva acquistato nel 2022 un appartamento di circa 100 metri quadri nel residence “Lvivska Ploshcha” per 3,04 milioni di grivne (circa 83 mila dollari), quando il prezzo richiesto dal costruttore per immobili simili partiva da 12 milioni di grivne, l’equivalente di 300 mila dollari. I giornalisti avevano sollevato dubbi sullo sconto e sull’origine dei fondi impiegati e Stefanishyna aveva respinto ogni addebito, spiegando che i genitori avevano effettuato l’investimento nel 2019, quando l’immobile era ancora in costruzione e il suo prezzo era inferiore.
In uno dei passaggi più delicati dell’udienza il procuratore del Sapo ha letto alcune chat che documenterebbero i tentativi di Stefanyshyna di orientare la nomina del nuovo direttore della NAZK, l’Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione. Nei messaggi Stefanyshyna indica quali candidati privilegiare, rispondendo: “Pavlushchyk… Hupiak è la priorità”. Ancora più esplicito il passaggio relativo a Oleksandr Skomarov, nel 2023 uno dei candidati più autorevoli alla guida dell’Agenzia e capo della Seconda Unità Investigativa Principale del Nabu, l’autorità che conduce diverse inchieste che nell’ultimo anno hanno messo in crisi la presidenza Zelensky. “A Skomarov chiaramente non bisognerebbe dare 30 punti. Bisogna cercare di dargliene il meno possibile“, scrive l’ex vicepremier, ricevendo come risposta: “Gli ho già dato un punteggio basso”. Secondo il Centro anticorruzione (AntAC), ong che si occupa di lotta alla corruzione, le conversazioni delineerebbero un sistema con cui “Bankova“, ossia l’Ufficio della Presidenza ucraina, avrebbe cercato di influenzare le nomine ai vertici di un organismo indipendente che si occupa di lotta alle tangenti.
Stefanishyna è stata un membro di spicco del governo di Kiev. Dal 2020 al 2025 ha servito sotto la presidenza Zelensky come vice primo ministro per l’Integrazione Europea, assumendo poi anche la guida del dicastero della Giustizia. Il presidente l’ha rimossa il 17 luglio 2025, il giorno dopo che il Sapo aveva ufficializzato di aver aperto un’inchiesta sulla la gestione di quattro importanti beni sequestrati affidati all’Arma (l’agenzia incaricata di amministrare i patrimoni confiscati) in cui era coinvolto il suo ex marito e il 27 agosto l’aveva nominata ambasciatrice negli Stati Uniti. Al suo posto a guidare il ministero della Giustizia Zelensky aveva nominato Herman Galuschenko, finito agli arresti a gennaio 2026 nell’inchiesta “Midas” su un presunto giro di tangenti da 100 milioni di dollari.
(Foto dal profilo Facebook di Olha Stefanishyna)