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"L'Italia va verso un nuovo feudalesimo" - 5/5

"In Italia dottorato negato ai miei figli: a Londra li hanno presi subito". "La laurea in Italia è fattore di frustrazione". Anche oggi pubblichiamo i messaggi che ci avete mandato sulle dichiarazioni della ministra del Lavoro. Se volete scrivete a fattocervelli@gmail.com
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“L’Italia va verso un nuovo feudalesimo”

Caterina Castellari – Chi scrive è la mamma di una ragazza che da aprile 2026, dopo essersi laureata con lode, ha accettato un dottorato all’estero di 4 anni dopo offerte di tirocinio a zero euro e con costo dell’assicurazione a proprio carico (250 euro almeno), visto l’uso di bisturi e attrezzature di laboratorio. All’estero le hanno offerto un mensile netto più che dignitoso, per 14 mensilità, buoni pasto, trasporto urbano per andare al laboratorio e una ora e mezza pagata a settimana per frequentare una palestra. Tra due anni il suo contratto di dottorato prevede un aumento mensile netto di 200 euro e nel frattempo le pagano i contributi per la pensione, per intero. Tutto questo per spiegare come funziona all estero per i giovani italiani alla ministra Calderone.

Vincenzo Lamagna – Vivo in Belgio da 12 anni. In Italia lavoravo per una grande azienda. Avevo già 10 anni di esperienza, mi facevano lavorare 10/12 ore al giorno, con ruoli senior ma con uno stipendio più basso del minimo consentito in Belgio. La cosa che pesava di più era l’atmosfera: niente rispetto, poca professionalità, essere trattati sempre da ragazzini anche oltre i 35 anni. Quando mi sono spostato in Belgio venivo trattato con rispetto, con uno stipendio allineato ai miei compiti ma soprattutto venivo trattato con una dignità e un rispetto incomparabili all’Italia. Venivo ringraziato per il mio contributo. Questa cosa mi sembrava quasi assurda all’inizio. Ma la situazione assurda è in Italia. Qualunque lavoratore anche a un certo livello si sente, anzi, si deve sentire sempre sotto ricatto. Quanto mi piacerebbe tornare a casa in Italia. Purtroppo vedo allontanarsi sempre più questa possibilità. La pressione spesso inutile sul posto di lavoro, la distanza tra classe manageriale e imprenditoriale da un lato e lavoratori che continua ad accentuarsi. Il tutto che chiaramente e progressivamente spinge verso un secondo feudalesimo. Un saluto e spero che queste vostre iniziative possano contribuire a smuovere le coscienze e la mentalità.

Gianni – Il futuro dei nostri giovani non è una promessa, ma un’eclissi. Un’intera generazione è condannata a barcamenarsi tra tirocini non retribuiti, contratti a termine, precarietà cronica e retribuzioni al limite del decoro. E allora occorre ricordarlo con pragmatica chiarezza: la bellezza — sia essa quella dell’arte, del paesaggio o delle parole di circostanza — non nutre, non paga le bollette, non offre garanzie per il futuro. Vi è di più: a un giovane lavoratore che guadagna meno di mille euro al mese e ne spende settecento per una stanza in affitto, la bellezza è persino preclusa. Non c’è spazio per la contemplazione quando la vita quotidiana si riduce a una costante lotta per la sopravvivenza economica. Per questi ragazzi, l’unica prospettiva concreta rimane la fuga. Scappano da una terra che da madre si è fatta matrigna; un Paese che, a memoria di storia, sembra ricordarsi dei propri figli unicamente quando chiede loro di fare sacrifici, dimenticandosene puntualmente quando si tratta di garantirne i diritti. La bellezza, Signora Ministra, salvava il mondo finché nel mondo esisteva la giustizia. Senza dignità nel lavoro, senza equità e senza futuro, rimane solo la triste retorica di uno Stato che guarda le sue giovani menti andare via.

Gian Elio De Marco Ezael – Un giovane italiano oggi non chiede privilegi. Chiede semplicemente di poter costruire la propria vita con un lavoro dignitoso, uno stipendio adeguato, la possibilità di mettere su famiglia e di non essere considerato un lavoratore temporaneo perenne. Abbiamo formato generazioni di ragazzi preparati, laureati, competenti, multilingue. Poi, troppo spesso, li abbiamo costretti a scegliere tra un futuro incerto in Italia o un futuro più dignitoso all’estero.

Angelo Campana – Me ne sono andato nel Settembre del 2012. Sono educatore professionale. Lavoravo in un’asilo nido comunale stupendo. Quando l’amministrazione comunale di allora (lega Nord) ha deciso, nel corso dell’anno 2012, di ridare in mano la gestione del personale ad una cooperativa, io e la mia moglie di allora abbiamo deciso di non voler più tornare a guadagnare 1000 euro al mese. Ora sono coordinatore di una scuola materna di 100 bambini a Monaco di Baviera. Guadagno considerevolmente bene e, se mando curriculum perché voglio provare nuove esperienze professionali, “incredibilmente” mi viene risposto e vengo invitato a colloqui. Quando, circa 8 anni fa ho provato per sfizio a mandare una Mail con Curriculum e richiesta in Italia, nemmeno ho ricevuto risposta. Vorrei tornare, ma quali condizioni mi vengono proposte? Quali rassicurazioni? Quali prospettive?

Massimo Napoletano – Quella di Calderone è la solita supercazzola di questa classe dirigente ignorante e lontana anni luce da ciò che è la realtà.

Massimiliano Dal Pont – Ho 57 anni e due figli di 32 e 28 anni e siamo tutti professionisti con partita Iva. Credo che l’Italia sia un paese con grandi opportunità. Avendo un tessuto economico formato da aziende relativamente piccole, è fondamentale avere una capacità di visione complessiva cosa che non è assolutamente richiesta nelle grandi imprese. Le grandi imprese non cercano geni perché vogliono per loro struttura poter sostituire le persone in qualsiasi momento. Se si lavora in imprese più piccole invece, la possibilità di crescere è enorme perché è necessario imparare molte mansioni. Se si è capaci, una volta partiti, non serve più cercare lavoro perché sono le imprese che ti cercano. Se poi ti metti nella condizione di essere in una posizione di vantaggio professionale, anche l’aspetto economico viaggia di conseguenza. Ovviamente bisogna essere disposti a fare quello che una volta si chiamava gavetta. La paga oraria se ci si mette nella condizione corretta va da 30 a 70 euro/ora il che con il costo della vita italiana non mi sembra proprio male. Non è un caso. Se lasciassimo il nostro lavoro e ci trasferiscono in un altro posto, non per conoscenze ma per capacità, ci troveremo sempre in una condizione di vantaggio. Il saper fare sul serio è la chiave, non il posto.

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