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"Chi se ne va le ha provate tutte" - 3/5

"In Italia dottorato negato ai miei figli: a Londra li hanno presi subito". "La laurea in Italia è fattore di frustrazione". Anche oggi pubblichiamo i messaggi che ci avete mandato sulle dichiarazioni della ministra del Lavoro. Se volete scrivete a fattocervelli@gmail.com
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“Chi se ne va le ha provate tutte”

Domenico Puca – Questi cervelli sono liberi di andare via dall’Italia ma certamente dovrebbero portare anche un rispetto assoluto per l’Italia che li ha istruiti nelle proprie scuole e nelle proprie Università ed imparare quello che dice la Costituzione.

Giovanni Zen – Ho 42 anni ed ho lasciato l’ Italia per amore per trasferirmi a Madrid nel 2014. Qui ho completato il master per l’ insegnamento, un dottorato in scienze dell’educazione e ora sono professore nel sistema educativo statale (funzionario). Solo per citare alcuni esempi di grandi differenze con l’ Italia, mi piacerebbe sottolineare che il congedo parentale in Spagna per il mio primo figlio é stato di 16 settimane ed é lo stesso per i due genitori per evitare discriminazioni. Ora é stato aumentato a 19. Guadagno più di 2000 euro al mese come statale mentre in Italia i miei amici non arrivano a 1600. Il concorso si tiene senza eccezioni ogni due anni per assicurare il turnover. La storia del paese più bello del mondo ce la raccontano da piccoli come che la nostra gastronomia è la migliore ma che ce ne facciamo di vivere in un museo? Anche la Spagna é stupenda, come la Francia o la Germania. La signora ministra non vede la realtà del precariato, della burocrazia, delle difficoltà dei giovani ed é rimasta al “paese più bello del mondo”. Vorrei domandare alla ministra: crede che la maggior parte di chi lascia l’Italia lo fa con leggerezza e gioia? Nessuno o quasi nessuno é contento di lasciare famiglia e amici. Se lo fanno è perché le hanno provate tutte ma sono stati sconfitti. Pensate a frenare l’ emigrazione dei nostri, non l’immigrazione degli altri.

Massimo – Nonostante i miei 62 anni io trovo sempre opportunità lavorative magari con stipendio povero ma un consiglio che do a gente della mia età. Cercate sempre, non abbattevi col morale.

M. & V. – Ce ne siamo andati dall’Italia nel 1998, da allora non ci siamo guardati alle spalle e mai un ripensamento o una minima intenzione di tornare a lavorare in Italia. Adesso fortunatamente possiamo tornare regolarmente da turisti. Concordo con lei ministra, se sei benestante e hai avuto la possibilità di costruirti un futuro l’Italia è un paese bellissimo, da vivere come turista. Per quanto riguarda il resto da quando ce ne siamo andati le cose sono cambiate molto in Italia, tutte in peggio. Un paese da distruggere e ricostruire senza persone come lei.

Enrica Lerma – Sono partita per l’università di Yale all’ultimo anno della specializzazione in Ematologia che da statuto prevedeva la possibilità di fare un anno di ricerca in un istituto all’estero. Poi ho iniziato il dottorato di ricerca in Ematologia sperimentale e ho vinto una borsa di studio a Yale e sono rimasta per tre anni. Poi ho passato altri 3 anni a La Jolla in California. Sono rientrata in Italia per motivi familiari e ho passato anni di precariato sino a trovare un posto a tempo indeterminato solo 3 anni fa. Ho molta nostalgia del periodo trascorso a New Haven all’Università di Yale.

Cristiana Iezzoni – Mi chiamo Cristiana, ho 36 anni, sono andata a lavorare all’estero a 20 anni sono tornata a 26 per problemi famigliari. Oggi, avendo un mutuo da pagare, per alcuni mesi lavoro in Italia, altri li faccio in campagna in Francia in maniera da riuscire a coprire le spese. In Italia con un solo lavoro non arrivo a fine mese, anche se faccio di tutto. Pulizie, barista, raccolta nei campi. In 8 mesi con più lavori non prendo quello che prendo in Francia in 4. Di quale Italia parla Calderone?

Nicolò – 26 anni, lavoro da quando ne ho 17. Assicurato per 2 ore e 59 minuti. Lo stipendio? 656 euro in busta paga e 100 in nero, in pratica faccio la media di 9 ore al giorno 6 giorni su 7. Inutile dire che sono stato costretto a cercare un alto impiego nelle campagne per cercar di tirare su uno stipendio decente. Non penso che io e la ministra in questione viviamo nello stesso posto.

Ilaria Antonelli – Ho 26 anni, tre lauree con il massimo dei voti e due abilitazioni all’insegnamento, sia sulla materia che sul sostegno. La mia generazione è cresciuta con la promessa che la meritocrazia e il duro lavoro avrebbero aperto ogni porta; oggi, tuttavia, mi ritrovo di fronte a un muro. Tanti mi dicono che sono ancora troppo giovane per fare questi discorsi o per lamentarmi, ma mi chiedo come sia possibile contribuire al futuro di questo Paese se ogni giorno ci si sente derisi e se il settore per cui ci si è preparati produce soltanto precarietà, disoccupazione e stipendi da fame. Da un lato c’è il sistema scolastico, che privilegia l’anzianità ed eclissa le nuove energie; dall’altro c’è il privato, che giudica paradossalmente anni richiesti allo studio come una mancanza di esperienza. Le recenti dichiarazioni della Ministra Calderone non sono solo un insulto a una generazione di menti brillanti, ma un’offesa a chi sceglie caparbiamente di restare in Italia. Sta crescendo in me la convinzione che questa svalutazione dei giovani non sia casuale: serviamo stanchi, precari e ricattabili, perché un giovane realizzato e consapevole fa paura alla politica. Nonostante la mancanza di prospettive, per ora resto qui, ma la frustrazione di non vedere una via d’uscita è profonda.

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