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Infermiera ad Abu Dhabi. “Qui stipendio triplicato: in Italia in sette anni di terapia intensiva mai uno scatto di carriera”

Per Marta Sabbion, 37 anni, la vita si è "inceppata" dopo la nascita di sua figlia. "All'ospedale in cui lavoravo, un bambino non faceva abbastanza punti per avere il part time. E quindi questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso". Da lì l'idea di andarsene perché “l’Italia è bella ormai come un museo”
Infermiera ad Abu Dhabi. “Qui stipendio triplicato: in Italia in sette anni di terapia intensiva mai uno scatto di carriera”
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Ci sono partenze che nascono da un desiderio di avventura e altre che arrivano quando restare comincia a sembrare più complicato che andare via. Per Marta Sabbion, 37 anni, infermiera di terapia intensiva, è stato soprattutto un incrocio tra lavoro e famiglia. Dopo una laurea, due master e quasi otto anni trascorsi in terapia intensiva all’ospedale di Padova, ha lasciato l’Italia insieme al marito Andrea e alla figlia. Destinazione Abu Dhabi, dove vive e lavora da circa due anni. La decisione, però, ha un precedente lontano.

Dodici anni fa Marta era partita per l’Australia, dove ha conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito. Poi un’esperienza di due anni come cabin crew a Dubai, prima del ritorno in Italia e della costruzione della sua carriera sanitaria. Ma quando è arrivata la maternità, qualcosa si è inceppato. “Ho cominciato a cercare lavoro altrove per una situazione che era un mix tra un problema lavorativo e una crisi familiare”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Lei e il marito lavoravano entrambi a tempo pieno e la gestione della loro bambina diventava sempre più difficile. Marta ha chiesto per due volte il part time attraverso un bando dell’ospedale pubblico. Non è stata accettata. “Un bambino non faceva abbastanza punti per avere il part time. E quindi questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Prima di guardare oltreconfine aveva pensato al privato e alla partita Iva, una strada intrapresa da molti suoi colleghi. Poi è arrivata un’opportunità su LinkedIn e il progetto di Abu Dhabi ha preso forma. Oggi il suo stipendio si aggira sui 6mila euro netti al mese e una la differenza rispetto all’Italia non sta soltanto nella cifra in busta paga. C’è la possibilità di pagare una tata per coprire quelle ore che, con i turni e gli orari degli asili, rischierebbero di lasciare scoperta la famiglia. “In Italia non avremmo potuto permettercelo”, spiega. Ad Abu Dhabi la tata lavora circa 10 ore alla settimana e copre soprattutto i momenti in cui Marta o Andrea devono lavorare. “Ci ha cambiato la vita”.

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