"Sono in pensione, ma se potessi me ne andrei" - 4/5
“Sono in pensione, ma se potessi me ne andrei”
Franco – Scrivo a nome dei miei 2 figli, che sono all’estero da anni, e ai quali ormai il “Paese più Bello” non interessa più. Due laureati con 110 e lode, ingegnere la prima nel 2012, tecnico di laboratorio il secondo nel 2019, ma col desiderio della ricerca. Entrambi chiesero alle loro università possibilità di dottorato, nessuna. Semplicemente hanno fatto domande all’estero e li hanno presi subito, entrambi a Londra. Non intendono ritornare.
Matteo Castellani – Dopo aver provato lavorato per 4 anni come tecnico IT in Toscana con contratto indeterminato ho mollato tutto per andare all’estero (dopo aver imparato l’inglese part-time). Immediatamente, solo per aver messo piede all’estero ho raddoppiato il mio salario a parità sul costo della vita (Senza una Laurea). Questo succedeva nel 2011 e da quel momento in poi ho cominciato a capire cosa volesse dire “Progressione Professionale”. Ho lavorato per grosse multinazionali e per piccole start-up, ho cambiato ruolo internamente ed a volte semplicemente cambiato lavoro per passare alla compagnia che offriva di più. Non ho mai fatto il manager perché non mi si confà, ma ho sempre trovato posizioni da Tecnico e da Capo Tecnico in cui potevo continuare a crescere ed imparare. Oggi sono tornato in Italia, complice la Brexit, il Covid, ed alcuni motivi personali, ed ho trovato la solita situazione stagnante di 15 anni fa. Di Calderone posso solo ipotizzare che sia completamente disconnessa dalla realtà.
Piero Alasio – Dopo 44 anni di lavoro sono finalmente in pensione e se potessi emigrerei all’estero anch’io come ha fatto il primo dei miei figli.
Vittoria – L’ Italia non offre nulla. Lavoro come contabile e ho uno stipendio di 950 euro al mese, con uno costo della vita che è aumentata non basta. Questo lavoro anche se è in Italia l’ho trovato per puro miracolo. Vorrei crearmi una famiglia ma in Italia costa troppo. La prima cosa che si dovrebbe fare è aumentare gli stipendi. Di regola lo stipendio dovrebbe aumentare con l’aumento del costo della vita.
Vladimir Fjodorov – Sono in Italia da quando ho 8 anni. La scuola pubblica è stato un viaggio infernale tra professori svogliati e obsoleti rispetto ai tempi che cambiavano (sono del 1991). Sono cresciuto in una crisi produttiva immensa nella mia città e la massima aspirazione alla quale potevamo aspirare era lavorare in fabbrica alla FIAT o in qualche supermercato (“se ti prendono, ti sei sistemato” dicevano). Ho fatto il cameriere per ben 7 anni prima di trasferirmi a Firenze con la mia compagna che nel frattempo si è iscritta all’università. Ho lavorato al supermercato (2 anni a tempo determinato e poi lasciato a casa), alle poste e chi più ne ha più ne metta. Con il covid mi sono ritrovato disoccupato e mi sono iscritto a lingue (triennale). La laurea non ha migliorato la mia situazione lavorativa, ma ho iniziato a lavorare nel turismo (reception anche in alberghi a 5 stelle). Parlo 4 lingue e continuo a lavorare a tempo determinato per 1500 euro al mese con zero bilanciamento vita-lavoro. Vedo la mia azienda incassare cifre astronomiche con i turisti e noi dipendenti sottopagati continuiamo a farci la guerra tra poveri. Cara ministra, si faccia un bell’esame di coscienza e conti fino a 10 prima di sparare idiozie. Cordiali saluti e buon lavoro a noi che lavoriamo.