Novant’anni il 17 agosto. Una vita per la musica, la formazione e le canzoni che sono entrate di diritto nella storia della musica italiana. Mogol, vero nome Giulio Rapetti, si è raccontato in una intervista a La Stampa.
“Diciamo che 90 anni sono tanti. – ha affermato – Certo c’è un esercizio di avvicinamento. Però dico che sono stato fortunato. E poi, sono cattolico. Sono in forma, una ventina di vasche di ginnastica acquatica mi danno tono”.
E ancora: “Lei dovrebbe leggere La rinascita, un mio libro recente che spiega come fare per non ammalarsi: prevenzione primaria fatta di conoscenza, evitare i brutti pensieri che ti fanno venire il cancro. In noi guida sempre la testa. Le maestre dovrebbero leggerlo alle elementari, il Paese risparmierebbe molti miliardi. E molti ragazzi non morirebbero”.
Tra la fine degli Anni 60 e i primi Anni 80, Lucio Battisti (musica) e Mogol (testi), hanno formato una delle coppie artistiche più importanti della musica leggera italiana. Il loro incontro, avvenuto a metà degli anni Sessanta, ha dato vita a un metodo di lavoro particolare: Battisti componeva prima la melodia, spesso cantando sillabe senza senso (“levare”), e Mogol costruiva poi i testi seguendo il ritmo e le sonorità già presenti nella musica.
Da questa collaborazione sono nati capolavori come “Mi ritorni in mente”, “Il mio canto libero”, “I giardini di marzo”, “Ancora tu”, “La canzone del sole” e “Emozioni”, brani che hanno segnato la storia della canzone d’autore italiana per l’originalità delle melodie e la profondità poetica dei testi, spesso incentrati su introspezione, amore e ricerca di senso.
La rottura è arrivata nel 1980, dopo l’album “Una donna per amico“, per motivi mai del tutto chiariti pubblicamente: si è parlato di divergenze artistiche, di stanchezza creativa e di un desiderio di Battisti di esplorare strade musicali diverse, più sperimentali, insieme alla moglie Grazia Letizia Veronese (con lo pseudonimo Velezia) e successivamente al paroliere Pasquale Panella.