Spagna, il Parlamento boccia il decreto di misure per la casa. Il governo Sanchez rischia di cadere, ipotesi voto anticipato
Fuori dall’aula, le urla di centinaia di persone, radunate davanti al Congresso per gridare “vergogna” e “sciopero generale”. “I loro profitti, la nostra miseria”, hanno scandito dalla piazza, affermando che “la lotta è l’unica via”. Dentro al Parlamento la bocciatura del decreto casa – votato in due parti – voluto dal governo Sanchez per fare fronte alla crisi abitativa che sta travolgendo la Spagna. Con la conseguenza che si fa strada l’ipotesi di elezioni anticipate (il premier spagnolo si è preso qualche ora di riflessione e deciderà nel fine settimana se indirle), con i socialisti che sperano di capitalizzare lo scontento dei cittadini per il caro affitti. Il primo provvedimento – che bloccava gli sfratti delle persone più vulnerabili – ha ricevuto 172 voti a favore e 178 contrari. Poi, è stato bocciato anche il secondo – che introduceva un rinnovo automatico dei contratti di affitto alla scadenza – con 184 voti contrari e 166 a favore. Decisivo il ‘no’ degli indipendentisti catalani di Junts, il partito di Carles Puigdemont. Il Partito popolare e Vox hanno accolto con favore l’esito del voto, applaudendo in aula.
La votazione è arrivata dopo un intenso dibattito durato oltre quattro ore. A sorpresa, prima del voto nominale di ciascun deputato, è intervenuto il premier Pedro Sanchez che ha esortato i parlamentari a “fare la cosa giusta”. “Se oggi i decreti dovessero decadere, il danno sarebbe immenso“, e “la responsabilità non ricadrebbe sulla Troika, né sulle banche bensì su coloro che dai propri scranni voteranno ‘no”, ha detto il leader socialista.
Il partito indipendentista catalano Junts aveva avvertito in mattinata del suo voto contrario a entrambi i decreti con misure sulla casa, sostenendo che non avrebbero risolto i problemi degli inquilini ma avrebbero avuto l’effetto di scoraggiare i proprietari ad affittare i loro immobili. Ha quindi presentato un proprio provvedimento con un elenco di misure. Il Psoe di Pedro Sanchez ha rifiutato di ritirare i due decreti approvati nell’ultimo Consiglio dei ministri, assumendosi il rischio quindi di una loro bocciatura in aula.
Le elezioni anticipate – Diversi esponenti socialisti e ministri si sono mostrati favorevoli ad andare al voto. L’ultima parola sullo scioglimento delle Cortes, ovvero le Camere spagnole, spetta però a Sanchez. Per fissare le elezioni alla data più prossima possibile, ovvero il 29 novembre, il premier socialista dovrebbe dare l’annuncio già oggi o all’inizio della prossima settimana. Il leader socialista potrebbe cercare così di capitalizzare lo scontento dei cittadini per i prezzi delle case troppo alti rispetto agli stipendi, e ridare slancio al suo partito fortemente indebolito dagli scandali di corruzione. In Spagna è scoppiata una forte protesta popolare dopo lo sfratto dell’87enne María del Carmen Abascal, ‘Maricarmen’, dalla casa dove viveva da settant’anni, nel centro di Madrid, il 23 settembre. Un migliaio di persone da una settimana è accampata nella centrale Puerta del Sol di Madrid, e la protesta si è diffusa nelle principali città del Paese, richiamando alla memoria il movimento del 15M, quello degli Indignados.
I due decreti legge – Sono stati approvati dal Consiglio dei ministri dopo che è scoppiata la protesta di piazza per lo sfratto dell’87enne María del Carmen Abascal, ‘Maricarmen’, dalla casa dove viveva da settant’anni, nel centro di Madrid, il 23 settembre. Un migliaio di persone si è accampata nella centrale Puerta del Sol di Madrid in segno di protesta. Il primo decreto, che è stato bocciato dal Congresso, mirava a bloccare gli sfratti di persone vulnerabili come Maricarmen, a ostacolare la speculazione immobiliare, a imporre restrizioni più severe sugli affitti a breve termine e a fornire incentivi fiscali per favorire la locazione e la costruzione di alloggi. Il secondo introduceva un rinnovo automatico dei contratti di affitto alla scadenza, rendendoli di fatto a tempo indeterminato, e prevedendo che il locatore potesse non rinnovare il contratto solo per giusta causa, altrimenti avrebbe dovuto corrispondere all’inquilino un indennizzo pari a 12 mensilità di affitto. I manifestanti radunati fuori dal Congresso dei deputati hanno seguito con il fiato sospeso la votazione.
Il caso di Maricarmen – Il pacchetto di misure è stato concepito per placare l’indignazione scatenata dallo sgombero trasmesso in diretta tv di María del Carmen Abascal, detta Maricarmen, la donna di 87 anni diventata simbolo delle proteste contro la crisi abitativa e gli sfratti dopo che mercoledì della scorsa settimana è stata sfrattata dalla sua casa dove viveva da decenni, nel quartiere esclusivo del Retiro a Madrid. Maricarmen è stata portata via in barella e il suo sgombero ha dato il via a un’ondata di proteste e a un accampamento che da allora occupa Puerta del Sol, la piazza più importante della città. Il padre di Maricarmen Abascal aveva affittato l’immobile per la prima volta nel 1956 e che lei aveva continuato a occuparlo come inquilina dopo la morte dei genitori, periodo durante il quale era in vigore un tetto massimo per gli affitti. Secondo l’Unione degli inquilini di Madrid, l’edificio ha cambiato proprietario nel 2018 e alla donna è stata offerta la possibilità di acquistare l’appartamento, ma non poteva permetterselo. Urbagestión, un fondo di investimento che in seguito ha acquistato l’immobile, ha aumentato il suo affitto mensile da 500 euro a 2.650 euro. Successivamente ha abbassato l’affitto a 1.650 euro, cifra che Abascal non riusciva comunque a sostenere con la sua pensione, ha affermato l’Unione degli inquilini di Madrid. I tribunali avevano bloccato tre precedenti tentativi di sfratto. La costosa sconfitta legislativa subita da Sanchez probabilmente alimenterà le proteste.