Venezia, riecco il progetto del villaggio turistico a due passi dalla riserva naturale. Ambientalisti: “Area da tutelare”. Raccolta firme per il no
Un villaggio turistico a due passi da una riserva naturale protetta. Sta scatenando un putiferio il progetto di costruire settantasette villette nell’area di Ca’ Roman, all’estremità sud dell’isola di Pellestrina, tra la laguna di Venezia e il mare. Un habitat particolarmente delicato, che secondo molti verrebbe messo a rischio dall’imponente trasformazione edilizia su cui la maggioranza di centrodestra lagunare si appresta a dare il via libera. Oltre a una serie di interrogazioni dalle opposizioni a livello comunale e regionale, infatti, a suscitare le maggiori reazioni è una petizione online che ha superato in pochi giorni trentamila firme, spinta anche dall’attore Andrea Pennacchi, in arte Pojana.
La vicenda, per la verità, trae origine nel 2012, quando alla guida del Comune di Venezia c’era il centrosinistra. Sindaco Giorgio Orsoni, poi arrestato nell’ambito del maxi-blitz sul Mose che travolse l’Amministrazione. Dopo un primo ok da parte del Consiglio comunale (in assenza, però, di valutazione ambientale strategica), fu la giunta presieduta dal suo successore, il commissario straordinario Vittorio Zappalorto, ad approvare nel 2014 il primo progetto di edificazione nell’area. Peccato che fosse inedificabile, come acclarato tre anni dopo dal Tar del Veneto, invocato dall’associazione Italia Nostra di Venezia. Responso confermato nel 2024 dal Consiglio di Stato, su ricorso del Comune. L’area, d’altronde, era quella della riserva di Ca’ Roman, l’unico transetto mare-laguna dell’alto Adriatico non antropizzato e non sfruttato a fini balneari. Un lembo di terra incontaminato dall’enorme valore paesaggistico e faunistico: dal falco pellegrino allo sparviero, dal fratino al fraticello, sono quasi duecento le specie d’uccelli censite nei 48 ettari di superficie tra le dune del sito, dichiarato zona di protezione speciale e d’importanza comunitaria. Un luogo incantevole all’estremità meridionale della Laguna, curato dalla Lipu che ne salvaguarda la biodiversità. Ben distante dai flussi turistici di massa che assediano Venezia e le sue isole più note.
Sembrava finita, ma la società proprietaria dell’area, la Ca’ Roman Srl, non si è data per vinta, presentando un altro progetto – per molti contrari in realtà lo stesso – su un’area attigua, dove giacciono costruzioni abbandonate. Resti di un’ex colonia delle suore canossiane, a brevissima distanza dalla riserva naturale. Demolizione di quasi tutti gli edifici fatiscenti e costruzione di nuovi edifici di pari volume: 77 villette, destinate a ospitare circa trecento visitatori. Oltre a una serie di altri interventi, sulla carta naturalmente rispettosi della riserva naturale. Questi i propositi della società radicata nel Padovano, che lo scorso 23 luglio hanno convinto il Consiglio della Municipalità del Lido e di Pellestrina, espressosi a favore durante una seduta concitata tenutasi al Lido solo tre giorni dopo il primo ok in commissione. Una consigliera di maggioranza di Pellestrina si è dimessa dopo il voto, in linea con l’umore nero dei suoi co-isolani. Non tutti si sono limitati a sbuffare: uno dei frequentatori della riserva, guardiano volontario della Lipu, ha promosso una petizione su Change.org dal titolo inequivocabile: ‘Ferma la costruzione delle 77 villette a Ca’ Roman’. In pochi giorni gli aderenti sono saliti a oltre 32mila. Ma la protesta è passata rapidamente anche ai tavoli della politica, dal Comune di Venezia al Consiglio regionale del Veneto, dove dal Pd ad Avs, passando per il M5s e i civici di centrosinistra, sono state presentate interrogazioni dal sapore decisamente critico. Non solo rispetto al modus operandi, veloce e ben poco partecipato (il progetto non dovrebbe passare per il Consiglio comunale, finendo direttamente sui banchi della Giunta), ma anche rispetto all’impatto ambientale e ai rischi connessi alla costruzione di villette bifamiliari.
In prima linea comitati e associazioni ambientaliste. “I tre anni di lavori previsti comporteranno disturbi notevoli alla fauna, comprese le specie a rischio estinzione: non ci arrenderemo”, racconta a ilfattoquotidiano.it Cristina Romieri, attivista veneziana nel direttivo dell’associazione Italia Nostra. “Quello che sta per essere autorizzato definitivamente è un corpo estraneo rispetto alla natura dell’area, che non si può controllare: da cani senza guinzaglio a persone irrispettose, chi garantirà davvero che l’impatto non causi gravi danni agli habitat?”, chiede Federico Antinori, già responsabile della riserva di Ca’ Roman, il quale intravede altri due problemi. “Il progetto prevede l’estrazione d’acqua dal sottosuolo, ma la legge speciale per Venezia lo proibisce. Inoltre tra gli edifici esistenti potrebbero esserci materiali contaminati, per cui sarebbe fondamentale disinquinare l’area. Sono ambienti fragili, con caratteristiche ormai rarissime: dovremmo preservarli, non metterli a repentaglio”. Bocche cucite, per ora, da parte dell’Amministrazione comunale guidata da Simone Venturini, eletto lo scorso maggio.