Criticità alta per la siccità nel bacino del Po: possibili disagi per le forniture di acqua potabile
Con il peggiorare della condizione di siccità, il livello di severità idrica del bacino del Po diventa “alto“. Vale a dire che l’acqua è insufficiente e si rischiano danni irreversibili al sistema naturale e antropico. L’Osservatorio permanente permanente per gli utilizzi idrici, a cui partecipano ministeri, regioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria e multiutility con il coordinamento dell’Autorità di bacino distrettuale del Po, lo ha deciso all’unanimità. Si alza quindi l’allerta per l’intero bacino padano, soprattutto per le forniture di acqua potabile: attualmente oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia riscontrano “criticità negli approvvigionamenti“. In alcuni casi da giorni i serbatoi degli acquedotti vengono riforniti da autobotti e autocisterne per garantire continuità di servizio alle popolazioni e sono state adottate ordinanze locali per un utilizzo oculato dell’acqua.
L’Osservatorio avverte che nei prossimi giorni la riduzione delle portate di fiume e affluenti potrà causare la ripresa dell’intrusione salina nel delta del Po, con possibili conseguenze per la centrale di potabilizzazione di Ponte Molo, nel territorio di Taglio di Po, in provincia di Rovigo. La quarta ondata di calore non aiuterà: come osserva Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità, “la situazione è peggiorata” e non bisogna illudersi che i temporali estivi possano essere la soluzione al problema, che ha radici ben più profonde. “Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture, a cominciare dal riso“. Proprio l’agricoltura è l’altro settore messo alle strette: in Valle d’Aosta, con una disponibilità idrica ridotta del 20% negli ultimi mesi, soffrono le produzioni di foraggio sugli alpeggi, mentre in Piemonte preoccupano il riso e “le condizioni dei prati stabili”.
La percentuale di riempimento scende: nei grandi bacini si attesta complessivamente al 45% (-35% rispetto all’anno scorso), con oscillazioni da regione a regione. In Liguria si abbassano le falde mettendo in difficoltà le sorgenti, mentre in Lombardia “le risorse sono praticamente esaurite nel comparto del Ticino e la carenza complessiva delle risorse idriche regionali si attesta ora tra il 50 e il 60% (ad eccezione del Garda-Mincio, unico comparto ancora non in sofferenza)”. In Emilia Romagna sono in “picchiata” le percentuali di riempimento degli invasi di Mignano (24,8%) e Molato (15,5%), mentre il bolognese traina il sostentamento del territorio grazie a Suviana (92%), Brasimone (67%) e Renovivo (78%). In Veneto le misure emergenziali per recuperare l’acqua da monte non hanno evitato un “pesante peggioramento”, con disagi per l’irrigazione agricola e per l’acqua potabile. Qualche criticità anche nella Provincia autonoma di Trento, mentre la situazione è meno critica nella parte trans-appenninica della Toscana e nella valle del Reno.
Non sono rosee nemmeno le condizioni dei Grandi Laghi Regolati: nell’ultima settimana il Lago Maggiore ha perso il 7% del suo volume di riempimento (-0,40 cm sotto lo zero idrometrico di Sesto Calende), poi Lago di Como a -6% (livello attuale: -29 cm sull’idrometro di Malgrate), Lago d’Iseo a -7%, -1% per il Lago d’Idro e -6% per il Lago di Garda, l’unico dei grandi invasi montani con una discesa più contenuta.
La prossima riunione è fissata al 6 agosto.