Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e del calcio italiano: aveva 66 anni
Il calcio italiano dice addio oggi a una delle sue leggende. È morto Franco Baresi, simbolo della Nazionale, capitano e bandiera del Milan. Aveva 66 anni. Era malato da tempo, secondo le ultime informazioni note aveva subito circa un anno fa l’asportazione di un nodulo polmonare. La nota del Milan: “La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura“.
Nell’agosto 2025 il Milan aveva comunicato che la nodulazione era stata individuata durante alcuni controlli di routine. Baresi era stato quindi sottoposto a un intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva, concluso senza complicazioni. Successivamente uno specialista oncologo gli aveva prescritto un ciclo di immunoterapia di consolidamento. “Mi ci vorrà un po’ di tempo per rimettermi in forma”, aveva scritto l’ex capitano ringraziando il club e i tifosi per il sostegno. Poi, nei giorni scorsi, la notizia della morte, smentita dal Milan stesso che però aveva confermato il “momento delicato”.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Baresi ha legato tutta la propria vita calcistica al Milan. Entrato nel settore giovanile rossonero dopo essere stato scartato dall’Inter, esordì in Serie A nel 1978, quando non aveva ancora compiuto 18 anni. Da quel momento non avrebbe più cambiato maglia, attraversando successi e cadute, comprese le due retrocessioni in Serie B.
Proprio la scelta di restare anche negli anni più difficili contribuì a trasformarlo da giovane promessa, soprannominata “Piscinin”, nel capitano per antonomasia. Con la fascia al braccio guidò la difesa del Milan di Arrigo Sacchi e poi di Fabio Capello, una delle squadre più vincenti e influenti nella storia del calcio europeo. Libero moderno, rapido nell’anticipo, nella lettura del gioco e nel comandare il reparto, diventò celebre anche per quel braccio alzato con cui dirigeva la linea difensiva e segnalava il fuorigioco. Diego Armando Maradona lo definì il più forte difensore contro cui aveva mai giocato: “Claudio Gentile mi fermava con dei calci. Ma Baresi mi rubava la palla da sotto i piedi senza nemmeno toccarmi“, raccontò il fuoriclasse argentino.
In vent’anni in prima squadra Baresi collezionò 719 presenze ufficiali. Vinse sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe italiane. Quando si ritirò, nel 1997, il Milan decise di ritirare anche la sua maglia numero 6: un riconoscimento riservato a chi aveva finito per identificarsi completamente con il club.
La sua storia è stata anche azzurra. Convocato giovanissimo da Enzo Bearzot, fece parte della Nazionale campione del mondo nel 1982, pur senza scendere in campo. Divenne poi titolare con Azeglio Vicini e capitano con Arrigo Sacchi. Il momento più drammatico arrivò al Mondiale statunitense del 1994: operato al menisco dopo l’infortunio subito nella fase a gironi, rientrò appena 25 giorni dopo per disputare una grande finale contro il Brasile. Ai rigori calciò alto il primo penalty dell’Italia e scoppiò in lacrime. Chiuse la carriera in Nazionale con 81 presenze e un gol.
Dopo il ritiro rimase vicino al Milan come dirigente, allenatore del settore giovanile, ambasciatore e infine vicepresidente onorario. Fino all’ultimo ha continuato a rappresentare il club di cui era diventato il simbolo: non soltanto per i trofei conquistati, ma per una fedeltà durata mezzo secolo. L’ultima apparizione pubblica durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, quando portò la fiaccola insieme a Beppe Bergomi. Simboli degli anni d’oro del calcio italiano, fatto di grandi difensori e di bandiere. Baresi era entrambi, forse anche di più.