Viaggi

“Mi tremano i polsi. Alle Tre Cime un uomo mi ha chiesto dove fossero. Eravamo sull’altro lato, non quello dei social, e non le aveva riconosciute”: la rabbia dell’alpinista per l’overtourism sulle Dolomiti

Il presidente del Cai Veneto, Francesco Abbruscato, analizza al Corriere della Sera il collasso delle infrastrutture in quota. Dal rifugio Sorapis rimasto senz'acqua ai bivacchi scambiati per hotel gratuiti

Testo di Redazione FqMagazine
L'emergenza causata dall'overtourism sulle Dolomiti: bivacchi presi d'assalto e rifugi senz'acqua - 3/4

L'emergenza causata dall'overtourism sulle Dolomiti: bivacchi presi d'assalto e rifugi senz'acqua - 3/4

La spinta dei social network ha, secondo l’alpinista, “un po’ snaturato il modo di viaggiare”. Una deriva che si abbatte direttamente sulle infrastrutture in quota, non progettate per i volumi attuali: “A noi alpinisti, che viviamo i rifugi e i bivacchi, tremano i polsi. Non abbiamo più le risorse”.

L’allarme riguarda sia la tenuta fisica delle strutture di emergenza, sia il drammatico problema dell’approvvigionamento idrico, aggravato da turisti impreparati alla realtà dell’alta quota. “La gente pensa che i bivacchi siano posti in cui soggiornare senza pagare, manca proprio la conoscenza”, denuncia Abbruscato. “Nei rifugi ormai manca tutto: l’acqua della sorgente non basta per duemila persone al giorno. Una persona, solo per andare in bagno, consuma 8 litri. È successo al Sorapis, il rifugio è rimasto senza acqua. Non siamo contro il turismo, ma questa esplosione fa male alla montagna e non possiamo più supportarla, non ne abbiamo i mezzi”.

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