La fine dell'alleanza sui sentieri e il turismo "mordi e fuggi" che invade le Dolomiti - 2/4
La montagna fotografata da Abbruscato ha smarrito i suoi codici comportamentali storici, a partire dalle interazioni basilari tra escursionisti. “Una volta, durante una camminata, c’era l’abitudine di salutare le persone che si incontravano sui sentieri”, spiega il presidente del Cai Veneto al quotidiano. “Non era facile trovare gente, ma si condivideva un ambente selvaggio, era un’alleanza. Questo spirito ora si è perso. Come faccio a salutare mille persone sullo stesso tratto di strada? Ecco, questo è l’emblema di ciò che viviamo ora”.
Il fenomeno si traduce in una fruizione superficiale e consumistica del territorio: “Trascorrere dei momenti da turista in montagna era anche conoscere il paese, i suoi cittadini. Ora è tutto un mordi e fuggi con numeri giganteschi, ingestibili. La montagna viene completamente snaturata. Non è di certo un ammasso di persone in coda per salire in un posto affollato e scattare una foto per i social”.
Di fronte all’obiezione sui ricavi economici generati da questi volumi di visitatori, Abbruscato esprime dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di tale modello: “Certo. Ma fa bene alla montagna? Non ne sono convinto. Porta benessere, ma è un benessere effimero, non sappiamo quanto durerà“. Il riferimento alle code chilometriche sotto le vette più note è diretto: “Sappiamo quanto sia affascinante quella meta [le Tre Cime, ndr]. Ma la montagna è molto di più, è cultura, tradizione, il lavoro dell’uomo per modificare il territorio, la conservazione dei boschi, è un mondo che va oltre”.