Il crollo del mito di Dubai: l'attacco di febbraio e la fuga dei turisti - 3/4
Come analizzato dal quotidiano britannico The Guardian, il collasso del comparto turistico emiratino coincide con il coinvolgimento degli Stati del Golfo nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. A febbraio, la guerra ha lambito direttamente quel territorio dorato che sembrava intoccabile: i missili e i droni lanciati da Teheran hanno colpito aree nevralgiche, tra cui l’aeroporto internazionale di Dubai e il celebre hotel Fairmont.
L’attacco ha infranto l’illusione di sicurezza garantita dai capitali e dalla geopolitica commerciale. Dall’inizio del conflitto, il numero di compagnie aeree operative sugli scali di Dubai si è dimezzato. I voli sono stati deviati e i turisti hanno cancellato le prenotazioni per evitare le rotte che sorvolano lo spazio aereo mediorientale. Attualmente, le strutture ricettive registrano un numero elevatissimo di camere vuote, con cali di fatturato che superano il 50%. A risentirne sono anche le icone ingegneristiche dell’emirato: diversi hotel di lusso hanno chiuso completamente le porte, anticipando i piani di restauro per coprire l’assenza di clientela. È il caso del Burj Al Arab, l’albergo a forma di vela, che resterà inattivo per 18 mesi per un massiccio intervento di ammodernamento.