Il vuoto dei medici: quando l’esperienza viene scambiata per delirio - 4/6
Uno dei risultati più eclatanti e preoccupanti emersi dalle analisi riguarda il ruolo dei professionisti della salute mentale e dei medici. Sebbene il 78% di chi ha ricevuto supporto lo abbia ritenuto utile in senso globale, l’aiuto ottenuto da psicologi, psichiatri o medici tradizionali è stato statisticamente associato a una minore utilità percepita rispetto al sostegno fornito da gruppi dedicati o associazioni specializzate nelle esperienze spiritualmente trasformative. La causa principale di questa discrepanza risiede nella mancanza di formazione specifica all’interno dei percorsi accademici e sanitari. Molti professionisti tendono a patologizzare la NDE, scambiandola per un’allucinazione, un sintomo psicotico o un delirio farmacologico. Come confessato amaramente da uno dei soggetti intervistati durante l’indagine, dopo vari tentativi di cercare aiuto terapeutico la sensazione provata è stata quella che nessuno fosse abbastanza preparato o profondo da gestire la questione, notando come: “Tutte le risposte ricevute erano puramente da manuale e prive di empatia, risultando estremamente deludenti”. Un altro partecipante ha riscontrato un’indifferenza analoga anche in ambito religioso, raccontando di essersi sentito rispondere da una chiesa con un secco: “Noi non ce ne occupiamo qui”. Rivelare un vissuto così intimo e trovarsi di fronte a una reazione fredda, analitica o apertamente svalutante aumenta il senso di alienazione del paziente, esprimibile con la dolorosa riflessione di un vissuto: “Mi sento sveglio rispetto alla realtà, ma completamente solo in questa consapevolezza”.