L'accusa della Procura contro Roy De Vita: "Presenza in servizio attestata con modalità fraudolente" - 2/5
L’impianto accusatorio è stato formalizzato dal pubblico ministero Fabrizio Tucci e dall’aggiunto Giuseppe De Falco, a seguito delle indagini condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza. Incrociando le timbrature dei badge, i turni previsti, i registri delle presenze e gli effettivi spostamenti, gli inquirenti sostengono che De Vita “attestava falsamente la propria presenza in servizio mediante modalità fraudolente“.
La dinamica contestata dalle Fiamme Gialle segue uno schema preciso: secondo gli investigatori, il chirurgo timbrava regolarmente il badge al momento dell’ingresso nella struttura ospedaliera, ma ometteva sistematicamente di registrarne l’uscita. La discrepanza veniva poi sanata compilando a posteriori i fogli presenza. In questi documenti, l’accusa sostiene che il medico finiva per firmare “attestando falsamente di avere prestato servizio in determinate fasce orarie, laddove si era allontanato dalla struttura anche alcune ore prima rispetto all’orario indicato”. A incastrare il primario ci sarebbero le analisi delle celle telefoniche: i pm lo hanno infatti geolocalizzato altrove nei momenti in cui risultava ufficialmente in servizio al Regina Elena.