Le indagini della Procura di Roma sui presunti “furbetti del cartellino” dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena sono giunte al capolinea, portando verso la richiesta di rinvio a giudizio uno dei nomi più noti della medicina estetica e ricostruttiva italiana: Roy De Vita. Come riportano i quotidiani Repubblica e Open, il primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva rischia di finire a processo con l’accusa di aver violato il Testo unico sul pubblico impiego.
Una vicenda giudiziaria che si inserisce a pieno titolo nelle complesse dinamiche del nuovo capitalismo della bellezza, un settore in cui la prestazione clinica di altissimo livello si intreccia sempre più con logiche finanziarie, esposizione mediatica e modelli di gestione manageriale.