I 72 libri, il rifiuto dei fornelli e il testamento di Bianca Pitzorno: "Bruciate i miei diari" - 4/4
Con 72 libri all’attivo, pubblicati al ritmo di uno all’anno dal 1973 (quando scrisse Sette Robinson su un’isola matta in un solo mese, lavorando di notte su richiesta di Raffaele Crovi), Pitzorno rivendica la sua totale autonomia: “Credo di essere una delle poche scrittrici che in Italia vivono solo del proprio mestiere. Dalla Rai mi licenziai poco dopo aver iniziato a pubblicare […] Avevo il licenziamento facile. Mi impongo di non subire situazioni che mi fanno soffrire“. Un’insofferenza che oggi riversa sulle logiche promozionali dell’editoria: “Detesto fare presentazioni. Non capisco questa smania del corpo dello scrittore, e penso che sia una delle ragioni per cui la qualità della letteratura italiana sia così calata: gli editori pubblicano performer più che autori. I libri, poi, si spiegano benissimo da soli”.
E se la cucina non le interessa (“Trovo idiota perdere tutto quel tempo per creare qualcosa che si consuma in tre bocconi. Io vado di pasta al burro e uova sode”), la sua vita interiore è ricchissima: “Non soffro la solitudine. Neanche un po’. Amo la compagnia ma sola sto benissimo. Leggo e scrivo il mio diario. Ragiono, mi pongo delle domande, parlo con me stessa. Mi piace tanto”. Diari e memorie intime che, però, i lettori non vedranno mai. Il destino di quelle pagine è già stato deciso dalla stessa scrittrice: “Ho lasciato scritto nel testamento di bruciare tutto”.