L'analisi del nutrizionista sul trend delle bevande salate - 2/3
“Da un punto di vista scientifico, non c’è particolare riscontro”, prosegue il nutrizionista. Non va infatti dimenticato che per essere elettrolitica, e quindi reidratante, la bevanda deve contenere potassio, magnesio, sodio, cloruro e calcio. La sola aggiunta di sale è dunque insufficiente perché questo contiene soprattutto sodio, e poco cambia che sia celtico, di Maldon, nero ecc. “Questi sali contengono altre piccole quantità di minerale, ma sono quantitativi così limitati che non hanno alcun impatto reale sulla salute. Il loro valore è prevalentemente organolettico e non nutrizionale”. E se è vero che con la sudorazione si perde sodio più che potassio, è anche vero che del primo difficilmente siamo carenti. “Un italiano medio assume una quantità di sodio che è praticamente il doppio di quello consigliato dalle linee guida. Lo si trova in effetti dappertutto, persino nei biscotti: alcuni tipi possono contenere più sale di una lattina di tonno. Aggiungere del sodio a una bevanda quando non c’è una reale necessità potrebbe avere un minimo di senso se, per esempio, si fa molta attività fisica, intensa e prolungata, con forte sudorazione. Diversamente non offre benefici dimostrabili”. E pizzico dopo pizzico (che è poi l’unità di misura del sale, non certo i cucchiaini!), si fa presto a indulgere in queste bevande trendy dai nuovi sapori, dall’aura social di toccasana… e magari a rendere ulteriormente più ricca di sale una dieta che già ne abbonda, con tutte le ben note conseguenze. “Vale soprattutto per le persone che magari hanno particolari patologie, come ipertensione, malattie renali o cardiache”.