Tre minuti di terrore a 20.000 piedi: la ricostruzione dell'incidente - 3/4
La ricostruzione di quanto accaduto il 10 luglio contorna contorni da incubo. Circa sei minuti dopo il decollo dallo scalo greco di Salonicco, mentre il Boeing 737 stuzzicava i 20.000 piedi di quota, un violentissimo impatto ha frantumato un finestrino della cabina. La repentina decompressione dell’abitacolo ha generato un risucchio istantaneo, proiettando all’esterno Ljubiša Karović, un passeggero serbo di 61 anni, rimasto incastrato nel vuoto con la testa, il collo e le spalle esposti a venti gelidi a oltre 600 km/h.
A salvargli la vita è stata la reazione d’istinto della moglie Svetlana, affiancata dal coraggio di altri viaggiatori presenti nelle file vicine, che sono riusciti ad afferrarlo per le gambe e a trattenerlo all’interno dell’aereo. “Ho reagito immediatamente e l’ho preso per le gambe“, ha raccontato la donna alla testata serba Nova. “Ho pensato: ‘Se moriamo, moriamo insieme’. È stato orribile“. Un testimone ha descritto a Radio Thessaloniki il panico a bordo: “Si è sentito un boato come se fosse esplosa una gomma, poi le urla e la perdita di quota. Per un attimo ho pensato che qualcuno avesse aperto per errore il portellone di emergenza”.
Nel tentativo disperato di frenare il flusso d’aria e la perdita di pressione che soffocava la cabina, i passeggeri e l’equipaggio hanno cercato di tamponare la falla: una prima valigia morbida utilizzata come tappo è stata immediatamente risucchiata e rispedita nel vuoto; solo una seconda valigia rigida è riuscita a incastrarsi nella scocca, bloccando parzialmente il getto d’aria. L’aereo è sceso a 6.000 piedi e ha volteggiato per circa 30 minuti per consumare il carburante in eccesso, prima di effettuare un atterraggio d’emergenza a Salonicco. Il passeggero di 61 anni è stato ricoverato con ustioni da attrito e traumi al collo e alle spalle.