Non un cedimento strutturale del motore, non un problema di usura né una carenza di manutenzione, ma l’impatto improvviso con un “oggetto estraneo non identificato”. Un Ufo? Un detrito spaziale fuori rotta? La prova inconfutabile di una presenza aliena nei cieli greci? Soltanto l’esito delle indagini ufficiali condotte dal National Transportation Safety Board (NTSB) degli Stati Uniti potrà stabilire con certezza cosa abbia squarciato il finestrino del velivolo.
Certo è che l’ipotesi mossa dall’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, si muove sul sottile confine tra la strategia di autodifesa commerciale — una comoda giustificazione per mettere al riparo la propria compagnia e il colosso Boeing da responsabilità legali ed economiche milionarie — e quell’ennesimo passo lungo il solco tracciato negli ultimi anni dalle autorità governative americane sul disvelamento degli avvistamenti UAP/UFO, che ci si creda oppure no. Ma se non si è trattato di un pezzo del propulsore, se l’aereo era perfetto e le revisioni impeccabili, che cos’era quell’oggetto che ha frantumato il finestrino a oltre 15 mila piedi di altezza?