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Bologna, la corsa dei soccorsi per Abderrahim Fakir: dall’allarme al decesso, la cronologia dell’intervento del 118

L'Ausl ha aperto un'indagine interna e ricostruisce la sequenza dei soccorsi: ambulanza inviata alle 12.17, arrivo sul posto alle 12.30, richiesta dell'automedica alle 12.36 e constatazione del decesso alle 12.53. La Croce Rossa: "Feriti dagli attacchi social, siamo a disposizione dell'autorità giudiziaria"
Bologna, la corsa dei soccorsi per Abderrahim Fakir: dall’allarme al decesso, la cronologia dell’intervento del 118
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È una sequenza scandita dai minuti quella ricostruita dall’Ausl di Bologna sull’intervento sanitario in via Svevo, al Pilastro, dove Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto durante un intervento della polizia. Una cronologia che ora entra negli accertamenti della magistratura e dell’indagine interna avviata dall’Azienda sanitaria per verificare ogni fase dei soccorsi. L’Ausl ha comunicato di aver iniziato a raccogliere tutte le informazioni disponibili per ricostruire “puntualmente” lo svolgimento dell’intervento e valutare, per quanto di propria competenza, le modalità con cui si sono svolte le operazioni sanitarie. L’azienda si è inoltre messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per fornire ogni elemento utile alle verifiche.

La cronologia

Il primo passaggio risale alle 12.17, quando dalla centrale operativa del 118 viene disposto l’invio dell’ambulanza Bologna65, un mezzo della Croce Rossa Italiana, verso via Svevo. L’intervento scatta mentre è già in corso l’azione delle forze dell’ordine per fermare Fakir, segnalato in stato di forte agitazione. I poliziotti avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo in escandescenza che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage.

Alle 12.30 l’ambulanza arriva sul posto. Gli operatori sanitari entrano così nella scena dell’intervento, dove l’uomo si trova immobilizzato a terra dopo le operazioni di contenimento effettuate dagli agenti. Sei minuti più tardi, alle 12.36, l’equipaggio della Bologna65 contatta la centrale operativa del 118 per un consulto medico e, contestualmente, richiede l’invio di un’automedica. Una scelta che indica la necessità di un supporto sanitario più avanzato per valutare le condizioni del 42enne. Anche se dalle immagini si vede il personale già presente guardare la scena e non intervire immediatamente.

Alle 12.42 parte quindi l’automedica Bologna101 dalla postazione dell’Ospedale Maggiore. Il mezzo con il medico a bordo raggiunge via Svevo alle 12.53. A quel punto, però, per Abderrahim Fakir non c’è più nulla da fare: il medico dell’automedica constata il decesso. La ricostruzione dei tempi dell’intervento sanitario rappresenta uno degli elementi che dovranno essere valutati nell’inchiesta. Accanto alla sequenza degli interventi del 118, gli investigatori stanno lavorando anche sulle immagini disponibili: le bodycam degli agenti, il video diffuso dai familiari e le riprese realizzate da alcune persone presenti nella zona.

I filmati

Il quadro completo dei filmati potrebbe consentire di chiarire cosa sia accaduto nei minuti precedenti all’arrivo dei soccorritori, quali fossero le condizioni dell’uomo durante il contenimento e quando sia effettivamente maturata la situazione che ha portato alla morte. Sul fronte medico, saranno inoltre fondamentali gli accertamenti autoptici per stabilire le cause del decesso. Secondo quanto riferito da familiari e conoscenti, Fakir soffriva di problemi cardiaci e di asma ed era già stato ricoverato in passato. Sarà quindi necessario capire se eventuali condizioni pregresse abbiano avuto un ruolo nell’esito tragico dell’intervento.

Gli amici

“Era come un fratello. Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui, insieme a sua madre e a suo fratello, ad aprirmi la porta di casa. Mi hanno ospitato per quasi tre anni, senza chiedermi nulla”. Mohamed Bujana è uno degli amici storici di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri pomeriggio al Pilastro durante un intervento della polizia. Oggi, insieme ad Antonietta Enacca, a Emanuela Piazza e ad altri conoscenti, è tornato davanti ai garage di via Italo Svevo dove si è consumata la tragedia per chiedere “verità e giustizia”. “Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia – racconta Bujana – magari ieri ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane”. L’amico riferisce anche che Fakir soffriva di asma: “Era un ragazzo asmatico, stava male e chiedeva aiuto dicendo ‘non respiro'”.

Anche Antonietta Enacca, che dice di conoscere Fakir da 26 anni, lo descrive come “un ragazzo educato, tranquillissimo, un lavoratore”. “Quando mi hanno raccontato che ieri era fuori di sé ci sono rimasta, perché io l’ho sempre conosciuto in tutt’altro modo. Può darsi che fosse alterato, che urlasse, che avesse bevuto un pò. Ma questo non cambia nulla: potevano chiamare subito l’ambulanza, non trattarlo in quel modo”. Secondo Enacca, l’uomo “non era una persona violenta“. “Magari ha avuto un momento difficile, nella vita può capitare. Ma quando una persona è a terra e chiede aiuto bisogna soccorrerla”. La donna invita inoltre a guardare i filmati circolati sui social, sostenendo che “si vede chiaramente che chiedeva aiuto”.

La Croce Rossa: “Feriti dagli attacchi”

“Scatenato dai social, c’è un attacco verso un’istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati come persone che non hanno fatto il loro dovere”, afferma la Croce Rossa di Bologna all’Ansa. L’istituzione respinge le accuse circolate sui social network nei confronti dei soccorritori e ribadendo di aver operato nel rispetto delle procedure. L’associazione precisa che i quattro operatori del 118 presenti sul posto erano pronti a intervenire, ma che non potevano farlo mentre erano ancora in corso le operazioni di polizia. “Erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell’ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti”, sottolinea la Croce Rossa.

In una nota, la Croce Rossa Italiana esprime inoltre il proprio cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir e assicura la piena collaborazione con gli inquirenti. “Siamo a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per contribuire a fare piena chiarezza su quanto accaduto“. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, sulla base delle prime informazioni raccolte, l’equipaggio della Croce Rossa in servizio per il 118, una volta concluso l’intervento degli agenti di polizia, ha immediatamente valutato le condizioni cliniche dell’uomo, iniziando le manovre di rianimazione cardiopolmonare, proseguite fino all’arrivo dell’automedica, che ha successivamente constatato il decesso.

Zuppi

Sul caso è intervenuto anche l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi “vicino nella preghiera a chi soffre per quanto accaduto ieri al Pilastro” “esprime vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che stanno soffrendo. Invoca Dio perché in questo momento “non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, ma piuttosto “il rispetto, il dialogo e la giustizia”. In questa sofferenza, afferma, “la Chiesa ricorda di non stancarsi di costruire percorsi di pace e di incontro affinché alla cultura della morte prevalga la forza dell’amore che ci viene donato da Gesù, seminatore di bene nel cuore di ogni persona”.

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