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Attentato a Ranucci, arrestato Lavitola: “Voleva favorire l’ascesa politica del conduttore di Report. Il giornalista non sapeva niente, vittima di manipolazione”

Svolta nell'inchiesta sulla bomba a casa del giornalista. L'imprenditore ed ex faccendiere finisce in carcere, il complice Tavares è latitante in Africa. Per i carabinieri l'ex direttore dell'Avanti era presente al primo sopralluogo a casa, per il tribunale l'esplosione serviva ad accelerare i progetti politici e poi assicurarsi un ruolo di primo piano. L'avvocato del presentatore: "E' parte offesa, ma usano l'inchiesta per andare contro Report"
Attentato a Ranucci, arrestato Lavitola: “Voleva favorire l’ascesa politica del conduttore di Report. Il giornalista non sapeva niente, vittima di manipolazione”
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Voleva “accrescere la popolarità” di Sigfrido Ranucci, favorirne “l’ascesa politica“: una bomba che “doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”. E’ la ricostruzione in forza della quale la giudice per le indagini preliminari di Roma Iole Moricca ha firmato l’ordinanza che ha mandato in carcere Valter Lavitola, imprenditore, ex giornalista, ex faccendiere, accusato di essere il mandante dell’attentato esplosivo al conduttore di Report, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. A Lavitola viene contestati in concorso detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo aggravati dal metodo mafioso. Il tribunale ha disposto il carcere anche per il socio-factotum di Lavitola, il camerunense Gomes Clesio Tavares, attualmente latitante in Africa. A giugno erano state già eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, tutti di origine campana, ritenuti gli esecutori materiali.

L’esplosione doveva servire per “accelerare i progetti” di Lavitola “in ambito politico“. Progetti che avevano come centro proprio Ranucci. Ma se l’imprenditore si è difeso in queste settimane “dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d’accordo anche Ranucci” – sottolinea la gip Moricca, “allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”. Ranucci, insomma, non sapeva nulla di queste trame per un suo futuro politico. Per il gip, pertanto, sarebbe un’iniziativa autonoma dell’ex faccendiere finalizzata ad avere un ipotetico ruolo in futuro: “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”.

“Ranucci vittima della manipolazione di Lavitola”

Per la giudice Moricca Ranucci è “stato vittima della manipolazione dell’indagato” resa possibile da un lato dalla “raffinata astuzia” di Lavitola e dall’altro “in ragione del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell’incriminazione dell’amico”. Non solo: per il tribunale in numerose intercettazioni l’ex faccendiere ha continuato a manipolare Ranucci per “alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata”.

Dunque un rapporto nato sulla base di una manipolazione che, stando all’ordinanza firmata dalla giudice, si canalizza in vari modi, come dimostrerebbero i messaggi tra i due. “Lavitola si pone nei confronti di Ranucci come una persona sempre disposta a sostenerlo e a difenderlo a fronte di difficoltà lavorative – si legge – e al contempo, ogni qualvolta il giornalista condivide con lui i suoi successi televisivi, come un adulatore e suo grande estimatore“. Ogni occasione è buona per Lavitola per tentare di convincere Ranucci che se entrasse in politica non ci sarebbero ostacoli al suo successo. Anzi, approfitta – secondo la gip – “dei momenti di difficoltà per suggerirgli di lasciare la sua attività”: “Sarebbe il momento di andarsene” gli scrive già nel luglio del 2024 per dedicarsi alla politica. Viceversa da parte di Ranucci la fiducia è totale, si sfoga con Lavitola per gli attacchi della destra: “Arrivata circolare antiranucci [ … ] Gasparri & company hanno chiesto il controllo di Ranucci e Rossi ha eseguito”, gli inoltra i richiami della Rai (è il maggio scorso) e Lavitola coglie la palla al balzo: “Potrebbero pure avere un po’ più di coraggio e ti cacciano“. Per la gip “il sostegno costante offerto dall’indagato alla persona offesa” non può “non essere correlato all’obiettivo che pare ben presente nei progetti di Lavitola sin dal 2024, allorquando aveva iniziato a proporre a Ranucci il tema della sua candidatura alle prossime elezioni politiche, ritenendolo l’uomo che poteva rappresentare la novità, capace di sparigliare”. E di fronte al conduttore di Report che – secondo la ricostruzione del tribunale – assume “un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità“, Lavitola sfrutta l’onda dell’attentato esplosivo “tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro”.

“Lavitola presente al primo sopralluogo a casa di Ranucci”

Quanto alla bomba, secondo i carabinieri Lavitola ha addirittura partecipato a un primo sopralluogo di fronte all’abitazione di Ranucci, a Pomezia: era il 15 settembre 2025, un mese prima della bomba. Era in compagnia di Gomes Clesio Tavares, che per la Procura è il “raccordo operativo” cioè colui che recluta e istruisce gli esecutori materiali oltre a mettere loro a disposizione l’auto del suocero. L’impianto accusatorio viene definito dai carabinieri “solido e concorde: le risultanze derivano dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle serventi l’area dell’attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall’esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi”.

Il legale di Ranucci: “Il conduttore è la vittima, ma usano l’inchiesta per andare contro Report”

Questa svolta all’inchiesta ha origine da inizio luglio quando il sessantenne ex direttore dell’Avantiprotagonista di vari scandali e vicende giudiziarie, soprattutto ai tempi del berlusconismo – era stato sottoposto a perquisizione e gli erano stati sequestrati pc e telefoni. Convocato in Procura per l’interrogatorio, si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva rilasciato lunghe dichiarazioni spontanee. “Con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste – aveva detto Ranucci nei giorni successivi -, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report. Sono certo che non avrebbe mai fatto del male né a me né alla mia famiglia”e.

La strana vicenda ha innescato una resa dei conti politico-mediatica orchestrata dal centrodestra nei confronti di Report, che ha portato alla decisione della Rai di sospendere le repliche estive del programma d’inchiesta e all’avvio di “verifiche interne” sul suo metodo di lavoro. “L’arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”, afferma in una nota l’avvocato del giornalista, Roberto De Vita. “Mentre per l’autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta“.

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