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Morto durante il fermo di polizia, il padre di Aldrovandi: “Quelle urla dovevano essere un campanello d’allarme, le indagini siano rapide e corrette”

Il padre del giovane ucciso durante un controllo da 4 agenti: "Ogni storia è a sé, bisogna essere cauti. Quello che conta è che l'inchiesta sia trasparente"
Morto durante il fermo di polizia, il padre di Aldrovandi: “Quelle urla dovevano essere un campanello d’allarme, le indagini siano rapide e corrette”
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“Gli inquirenti facciano le indagini nella maniera più rapida e corretta possibile, al contrario di come fu per Federico, secondo quanto certificano anche le sentenze”. A parlare è Lino Adrovandi, agente della polizia locale in pensione e padre di Federico, il diciottenne che ventuno anni fa fu ucciso a Ferrara durante un controllo da quattro poliziotti. “Ogni caso ha la sua storia e anche quello di queste ore a Bologna andrà sicuramente analizzato. Bisogna aspettare ed essere comunque cauti prima di fornire giudizi” dice prudente sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne morto nel quartiere Pilastro a Bologna, durante un fermo della polizia.

“Certo quelle urla avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme per chi in quel momento stava esercitando la forza su quella persona, ho lavorato nella polizia locale e qualcosina la conosco”, spiega Aldrovandi commentando il video in cui si vede il momento dell’intervento delle forze dell’ordine per fermare il quarantaduenne nel quartiere Pilastro. “Quello che conta è che le indagini vadano avviate subito e maniera trasparente e corretta possibile: me lo auguro ma del resto, con i vari episodi accaduti in questi vent’anni, l’interesse dei mass media ormai è alto. Fin da quando è stato ucciso mio figlio, penso sia man mano aumentata l’attenzione su casi di questo tipo: questo permettere di fare luce, perché su cose del genere non bisogna accendere soltanto un faro, ma il sole. C’è il dovere di essere sicuri al cento per cento che chi ha agito in quel momento lo abbia fatto in maniera corretta“, avverte Aldrovandi.

A rievocare similitudini con la vicenda del diciottenne ucciso a Ferrara è Ilaria Cucchi, la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra e sorella di Stefano, il detenuto ucciso a Roma da due carabinieri nel 2009, condannati nell’ambito di una lunga vicenda giudiziaria. “Quello che vediamo nel video di Bologna è un fatto estremamente grave. Si tratterebbe ancora dell’episodio di un uomo in chiaro stato confusionale, che chiede aiuto e invece di avere soccorso viene bloccato dalle forze dell’ordine e si dirà che è morto per asfissia posturale. Mi auguro che non sia così, che non sia l’ennesimo caso, come quello che è successo a Riccardo Magherini (il trentanovenne ucciso nel 2014 durante un fermo dei carabinieri a Firenze) o a Federico Aldrovandi. Rispetto alla richiesta di aiuto si risponde con la forza”, sostiene Cucchi, la quale annuncia un’interrogazione parlamentare.

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