"Se leviamo lo smartphone a un ragazzo, dobbiamo chiederci cosa mettiamo al suo posto" - 2/4
Parlando del rapporto tra ragazzi e tecnologia, l’attore descrive gli smartphone come uno strumento che ci costringe a vivere in un “perenne stato di allarme“. Si dice favorevole al divieto dei social per gli under 16, già approvato in Australia e al centro del dibattito anche in altri Paesi, ma aggiunge: “Se leviamo lo smartphone a un ragazzo, dobbiamo chiederci cosa mettiamo al suo posto: sport, teatro, cortili, socialità reale. Il divieto è una cura d’urgenza, poi deve arrivare la terapia. E il discorso vale anche per l’intelligenza artificiale”.
Tra le sue preoccupazioni c’è anche il modo in cui i ragazzi si avvicinano oggi alla sessualità: “Per esempio il modo in cui i ragazzi oggi incontrano il sesso. Io ne ho un ricordo meraviglioso: il liceo, le prime pomiciate, la prima mano che scivolava sotto il golfino. Oggi molti ragazzi vengono a sapere tutto attraverso la pornografia. Poi leggi certe storie di stupri di gruppo e resti senza fiato davanti agli interrogatori: ‘Ma lei non ha detto niente’, ‘io ho visto fare così'”.