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“Spero che nessuno mi dica che sono maleducato. Penso di essere rispettoso del lavoro degli altri. Se invece mi contestano il dialetto, o che ballo e canto non ci sono problemi”: parla Peppone Calabrese

Il conduttore di Camper e Linea Verde si racconta in una lunga intervista: dall'amore per la provincia al legame con Antonella Clerici, fino alla possibilità di una prima serata in Rai. "Questo programma me lo sento addosso e cucito bene su di me"

di Redazione FqMagazine
“Spero che nessuno mi dica che sono maleducato. Penso di essere rispettoso del lavoro degli altri. Se invece mi contestano il dialetto, o che ballo e canto non ci sono problemi”: parla Peppone Calabrese

“Ci siamo posti delle domande su quello che sta succedendo alla provincia. I paesi si stanno spopolando, ma ci siamo resi conto che la provincia è portatrice sana di valori, cultura e di tutto quello che si è sempre generato negli anni”: così Peppone Calabrese racconta a Libero Magazine il suo viaggio in lungo e in largo per l’Italia con le trasmissioni Linea Verde e Camper. Proprio quest’ultima va in onda a mezzogiorno, nella fascia attualmente occupata in attesa del ritorno, a settembre, di Antonella Clerici con il suo amatissimo È sempre mezzogiorno. Una collocazione che, secondo Peppone, ha bisogno di “leggerezza, che non è superficialità”. E aggiunge che nel suo racconto quotidiano c’è una grande responsabilità: “La responsabilità di far parlare chi non ha voce, chi si sente il carico profondo di questa narrazione”.

Da qui il discorso si sposta sul lato più personale del conduttore: “Io mi sento molto responsabile di tutto questo, anche perché sono tornato a vivere a Potenza, ho aperto un ristorante e ho deciso di fare l’oste. L’ho deciso perché mio nonno era un agricoltore e aveva speso tutta la vita per far studiare l’ultimo figlio maschio, cioè mio padre, che è poi diventato medico. Quando è morto, e io sono tornato a Potenza, al momento della successione io e mio fratello ci siamo resi conto di non sapere dove fossero le terre di mio nonno. Mi sono quindi messo alla ricerca di tutti questi piccoli agricoltori e contadini, perché non aveva più voce lui, e li ho invitati nel mio ristorante”.

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