Voto fuori sede, la maggioranza ci ripensa e presenta un emendamento alla legge elettorale: ecco cosa prevede
Prima la sperimentazione alle scorse Europee (solo per gli studenti) e al Referendum su cittadinanza e lavoro. Poi lo stop (ufficialmente per ” problemi tecnici dovuti ai tempi”) in occasione del Referendum sulla giustizia. Adesso, però, il centrodestra ci ripensa e presenta un emendamento alla legge elettorale per regolamentare definitivamente il voto per i fuori sede. Il testo della riforma presentata dai partiti di maggioranza non aveva previsto la possibilità di voto per chi si trovava domiciliato lontano dal comune di residenza per studio, lavoro o salute. E gli emendamenti presentati dai partiti di opposizione sull’argomento sono stati accantonati, senza che si sia stato espresso un parere per – è stato detto – una “complessità del quadro applicativo”. Anche il Viminale aveva prospettato alcune riserve tecniche, mentre il deputato Fdi Angelo Rossi, a maggio, parlava di rischio “depauperamento” di certi collegi, in particolare del Sud (ricevendo una risposta/lezione dalla coordinatrice della Rete Studenti medi in audizione in commissione). Prima ancora, nel 2023, era stata approvata una legge delega che si è subito impantanata. Alla fine però l’emendamento alla legge elettorale è stato presentato alla Camera dalla stessa maggioranza.
Firmato da Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia e presidente di Gioventù Nazionale, dal leghista Luca Toccalini, dal forzista Simone Leoni e da Maria Chiara Fazio di Noi Moderati, la proposta introduce la possibilità di voto fuori sede per le Politiche, le Europee e i Referendum. Il testo, formato da un solo articolo di 7 commi e dal titolo “Esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in occasione delle elezioni politiche ed europee, nonché dei referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione”, spiega Roscani ai giornalisti in una conferenza stampa on the road fuori Montecitorio, “prevede, appunto, che gli studenti, i lavoratori fuori sede e le persone che si curano lontano dalla propria residenza potranno iscriversi entro il 31 dicembre e poter votare nel luogo dove sono domiciliati”.
L’emendamento prevede, infatti, una scadenza annuale per comunicare in anticipo il luogo in cui si è domiciliati. Chi per motivi di studio, lavoro o cure mediche è temporaneamente domiciliato, per un periodo di almeno nove mesi, in un Comune situato in una provincia diversa da quella di residenza deve presentare ogni anno entro il 31 dicembre domanda di iscrizione, anche per via telematica, in un elenco degli elettori fuori sede istituito presso l’ufficio elettorale del Comune di domicilio. Una volta iscritti, entro il quinto giorno prima della consultazione (appunto per Politiche, Europee e Referendum) riceveranno dal Comune un’attestazione di ammissione al voto con l’indicazione del numero e dell’indirizzo della sezione presso cui votare. Gli elettori fuori sede, infatti, verranno distribuiti nelle sezioni in numero non superiore al 10% rispetto agli elettori iscritti nella sezione. Nel caso di Politiche ed Europee viene previsto anche che i fuori sede voteranno per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui ricade il temporaneo domicilio e non per quelli del comune di residenza.
Dopo avere accantonato gli emendamenti delle opposizioni, i partiti di maggioranza si intestano così il risultato. “Oggi è una giornata importante e possiamo dire con soddisfazione che è una vittoria“, dichiarano in una nota congiunta i quarto firmatari. “Per la prima volta nella storia d’Italia – aggiungono – è la maggioranza di centrodestra a compiere un passo concreto e strutturale per garantire agli studenti e ai lavoratori fuori sede la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto senza dover affrontare costi e disagi per tornare nel Comune di residenza. Era un impegno che avevamo assunto – continuano – e oggi lo manteniamo con serietà e concretezza. Ora vedremo – concludono – se tutti avranno le stesse intenzioni: la sinistra sottoscriverà questo emendamento e contribuirà a rendere il diritto di voto più accessibile per i fuori sede italiani oppure continuerà a essere più impegnata ad affossare la riforma della legge elettorale per interessi di partito?”.
Esprimono soddisfazione anche le associazioni impegnate da anni nel riconoscimento del diritto di voto a distanza per i quasi 5 milioni di cittadini che vivono lontani dalla propria residenza. “Oggi per noi è un giorno importante. Non è ancora detta l’ultima parola sull’approvazione di quest’emendamento e della legge elettorale nel suo complesso, ma crediamo che questa presa di posizione segni una volontà politica chiara da cui non si può tornare indietro”, scrive sui social Nessuno escluso che con The good lobby e Rete Voto Fuorisede hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo anche con una recente mobilitazione a Montecitorio. La parola adesso passa all’Aula: l’esame della legge elettorale inizierà alla Camera il 14 luglio. Se la destra ha trovato l’accordo sul voto ai fuori sede, ancora molto complessa è invece la questione relativa alle preferenze, che rischia di provocare divisioni tra le forze che sostengono Giorgia Meloni.