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Ultimo aggiornamento: 19:01

In Parlamento la lezione della studentessa al deputato Fdi che non vuole il voto fuori sede: “Chiediamoci perché i giovani sono costretti ad andarsene”

In commissione l'audizione delle associazioni degli studenti universitari e delle superiori che hanno risposto alle domande dei deputati sulla possibilità di recarsi ai seggi nelle località in cui lavorano o studiano. Lo scambio tra l'esponente meloniano Angelo Rossi e la coordinatrice nazionale di Rete Studenti medi Angela Verdecchia
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“E’ un piacere vedere dei giovani che vengono in audizione, voglio dirvelo”. Il presidente della commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano accoglie così i rappresentati delle organizzazioni studentesche auditi su impulso dei partiti di centrosinistra per la discussione della prossima legge elettorale. E gli studenti, dopo aver esposto le loro critiche al cosiddetto Melonellum, la nuova legge elettorale voluta dal centrodestra, hanno espresso la richiesta che il nuovo sistema preveda il voto per i fuori sede. Su questo punto il deputato di Fratelli d’Italia, Angelo Rossi, ha indicato criticità tecniche, soprattutto rispetto al fatto che “gli studenti fuori sede provengano in prevalenza da una certa parte del Paese”. Nel curriculum recente di Rossi, romano, 50 anni, alla prima esperienza parlamentare, l’esperienza da vicesindaco di Gallicano nel Lazio (6500 abitanti) e da presidente del consorzio “I Castelli della Sapienza”. Nel ragionamento di Rossi il trasferimento degli elettori da un seggio all’altro porterebbe a un “depauperamento” di certi collegi (evidentemente del Sud).

A ciò ha risposto Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Sarebbe molto interessante fare un’analisi approfondita sul quanto sia problematico il rischio di ridurre la partecipazione democratica nei territori che vivono una maggiore condizione di spopolamento, soprattutto giovanile, però a quel punto bisognerebbe fare una riflessione sul perché le giovani generazioni sono costrette ad andarsene dal proprio territorio e del perché si trovano a dover richiedere la necessità di dover votare fuori sede. Lo fanno perché magari nel loro territorio non c’è possibilità di continuare gli studi, perché mancano opportunità lavorative, perché mancano opportunità per curarsi e se si sceglie di andar via non è mai perché fa piacere farlo ma spesso è una necessità e di necessità va fatta anche un po’ virtù”. E dunque attraverso quali meccanismi introdurre il voto fuori sede per le prossime elezioni politiche? Una soluzione che noi riteniamo essere fattibile è quella dell’introduzione di seggi temporanei o delle sedi abilitate al voto anticipato nei territori di temporaneo domicilio per ridurre gli ostacoli materiali alla partecipazione al voto delle persone domiciliate fuori sede ma in grado comunque di garantire gli standard di sicurezza ed affidabilità del procedimento e – conclude – si potrebbe fare anche una riflessione sulla digitalizzazione delle liste elettorali e l’integrazione dell’anagrafe della popolazione residente. In una fase del genere che ha la necessità di rimettere al centro il concetto di partecipazione democratica quantomeno delle sperimentazioni più stabili e regolamentate sarebbero necessarie” anche perché spesso gli elettori “non hanno i mezzi e le possibilità di spostarsi nel giorno delle elezioni”.

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