Leali a Trump o al popolo italiano? Questo è il dilemma
In risposta al suo leccapiedi, uno dei tanti in realtà, il segretario della NATO Mark Rutte, che tentava di ammansirlo mostrando un grafico coi 1.200 miliardi di Euro spesi dal 2017 dai Paesi europei a suo beneficio, Trump ha dichiarato: “Non ci servono i loro soldi, non ci serve niente, voglio solo lealtà”.
Il vertice di Ankara è indubbiamente servito ai governi dei Paesi NATO per ribadire senza mezzi termini tale lealtà, riaffermando altresì il loro impegno ad aumentare le loro spese militari, comprando più che altro armamenti statunitensi per far contento Zio Donald. Il tutto all’insegna del mantenimento di quella “superiorità militare” che costituisce l’ultima frontiera dell’Occidente che è in oggettivo e crescente declino, non tanto perché lo avesse a suo tempo pronosticato Spengler, ma perché lo dimostrano con innegabile evidenza i dati politici, economici, tecnologici e culturali relativi alla comunità internazionale.
Questo declino assume sempre più aspetti di epopea criminale bell’e buona. Dal rapimento di Nicolas Maduro (unico caso di sequestro di presidente in carica noto alla storia finora), all’aggressione banditesca contro l’Iran , al genocidio contro il popolo palestinese che continua, fino alla violazione di ogni possibile regola, comprese quelle che dovrebbero applicarsi a partite e tornei calcistici, l’Occidente ripudia il diritto ed ogni regola, illudendosi di vincere in forza di una presunta supremazia bellica, a sua volta in buona misura immaginaria.
È chiaro che di questo passo si arriverà alla catastrofe nucleare. Ma non è questo l’unico motivo per il quale l’indegna sudditanza nei confronti di Stati Uniti ed Unione Europea è foriera di sciagure per i popoli europei e quello italiano in particolare.
I nostri sciagurati “Stati”, che tali sono in realtà sempre meno, appaiono destinati a replicare servilmente, sia pure in versione caricaturale, il sistema statunitense. Dalla concentrazione delle ricchezze in pochissime mani, alla privatizzazione di spazi e servizi pubblici, dalla persecuzione dei migranti per meglio poterli usare come schiavi lavorativi o sessuali, alla crescente alienazione e violenza molecolare che passa anche la diffusione di droghe come il Fentanyl, dalla rinuncia a un modello di sviluppo autenticamente sostenibile allo strapotere privo di limiti dei grandi potentati privati che operano nei settori della finanza, della tecnologia e degli armamenti. In tutto e per tutto gli Stati europei stanno già da tempo ripercorrendo il rovinoso sentiero degli Stati Uniti. E non ci si illuda che il problema sia Trump. Si tratta infatti di tendenze ben radicate nella storia del capitalismo e che continueranno dopo la fine di Trump. Unica alternativa, quella socialista ancora lontana, a quanto pare a dire il vero in Europa ancor più che negli Stati Uniti, ma che va coltivata con coerenza e determinazione, da noi come da loro e nel resto del mondo.
Non è casuale che non vi siano tracce di tale alternativa nei programmi della cosiddetta opposizione italiana, che nella migliore delle ipotesi vorrebbe scimmiottare il Partito democratico statunitense ed è comunque infarcita di personaggi deleteri e nefasti come Fassino, Renzi, Gentiloni ed altri. Né ci si deve far ingannare dalla demagogia di Vannacci, il quale, pur essendo il più trumpiano di tutti, fa oggi finta, al pari del resto dei suoi compari neonazisti tedeschi dell’AfD, di essere contrario alla guerra con la Russia. La costruzione dello spauracchio costituito da quest’ultima, che in realtà non ha mai costituito né costituirà un pericolo né per l’Europa né per l’Italia, è direttamente funzionale alla promozione degli interessi del complesso militare-industriale transnazionale che proprio da quanto deciso ad Ankara ricaverà immensi benefici e profitti.
Nel frattempo il ministro della Guerra Crosetto si prepara, con l’avallo di buona parte del Pd, a perseguire chiunque non si rassegni alla prospettiva della guerra con la Russia, magari evocando, con analisi grossolane, la presunta natura zarista-stalinista del regime putiniano.
Oggi più che mai l’alternativa è secca. O si è leali a Trump e al sistema imperialista occidentale, comprese le sue malferme propaggini europee in salsa germanica, si tratti di Merz o von der Leyen, o si è leali al popolo italiano.
Non vi è oggi nessuna forza politica nostrana in grado di raccogliere questa sfida, sulla quale però occorre urgentemente costruire il futuro dell’Italia nel nuovo sistema multipolare che si va delineando. Vanno pertanto fatti convergere unitariamente i progetti, da Di Battista a D’Orsi, da Potere al Popolo ai settori di Rifondazione comunista che non si rassegnano a confluire tristemente nel “campo largo”, a numerosi altri individui, organizzati o meno, consapevoli del profondo legame esistente, oggi più che mai, tra scelte internazionali e scelte interne.