Lo Sri Lanka viene chiamato “la lacrima dell’India”, ed è proprio questa curiosa forma che sembra raccontare le emozioni di chi ha fatto i conti con la storia, dopo secoli di colonialismo e trent’anni di guerra civile terminata nel 2009, e con la furia della natura, memori dello tsunami che nel 2004 portò distruzione e rinascita. Questa terra resiliente al largo del subcontinente è un ossimoro di vita, una lacrima di gioia, oggi destinazione sicura e accogliente, un abbraccio di culture che convivono serenamente dopo decenni di tensioni etniche. I nativi Veddah, i Singalesi e i Tamil arrivati dall’India, ma anche le influenze olandesi e portoghesi, cammei della storia europea risalenti al XVI secolo, e infine la supremazia inglese che la trasformò nella gemma tropicale di “Ceylon”, sino all’indipendenza nel 1948. Un intreccio complesso ma allo stesso tempo affascinante da cogliere osservando i volti dai lineamenti gentili, le architetture dai colonnati in stile british e dai simbolismi atavici incisi nella pietra, così la cucina, generoso ricettario che mixa la freschezza di ingredienti esotici a sapori e saperi di mondo, sempre con un pizzico di immancabile curry, da sfumare con abbondante latte di cocco.
Si può conoscere lo Sri Lanka attraverso i sensi, dai profumi speziati a quelli fruttati dell’entroterra tropicale, mosaico di risaie, piantagioni di tè, cannella e papaya, alla brezza dell’Oceano Indiano, essenza identitaria: i pescatori Tamil che spuntano tra le onde appollaiati come trampolieri su pali di legno, restituiscono una delle immagini simbolo del Paese a testimonianza di una pratica millenaria, la pesca di sussistenza su palafitta, tutt’oggi diffusa lungo la costa orientale del Paese, il litorale meno esplorato e ancora distante dal turismo di massa, a stretto contatto con la natura e le comunità locali. In questa geografia di autentica bellezza, conosciuta anche come “terra delle lagune”, la località di Pasikudah spunta a Nord-Est, piccola perla nota per le spiagge dorate di sabbia finissima, accarezzata da onde turchesi. Un luogo perfetto per rilassarsi e per svelare ritmi e tradizioni autentiche, ma allo stesso tempo, un punto di partenza ideale per alcune delle escursioni più entusiasmanti nella regione centrale delle pianure e degli altipiani, alla scoperta dei patrimoni UNESCO come le rovine di Sigiriya, e di parchi nazionali come il Minneriya National Park. Abbiamo sperimentato questo itinerario e le proposte del Sun Siyam Pasikudah, punto di riferimento per il turismo locale, parte della Privé Collection del gruppo 100% maldiviano Sun Siyam Resorts. Un boutique resort dal lusso discreto, appartato nella natura lussureggiante, ideale per gli amanti della cultura che desiderano assaporare l’anima del Paese.
Alla scoperta di Pasikudah: dall’eco resort alla vita quotidiana del villaggio
Si dice che il silenzio sia d’oro come la sabbia di questo tratto di litorale. Un invito a rilassarsi, ad ascoltare il chiacchiericcio delle palme da cocco al primo filo di vento, snelle protagoniste che caratterizzano e ombreggiano le spiagge, oppure a camminare, immergersi nelle acque cristalline e raggiungere la barriera corallina a nuoto, o semplicemente, contemplare il mare. Il Sun Siyam Pasikudah è affacciato sull’Oceano Indiano e immerso nella natura di una delle più belle località lungo la costa nordorientale dello Sri Lanka. Uno stato in luogo che si fa espressione del suo genius, un’occasione per vivere un’esperienza capace di combinare stile e sostenibilità, il binomio per una vacanza eco-friendly che non rinuncia al piacere. Spazi concepiti secondo estetica e funzionalità, dove il lusso si fa minimale: linee essenziali, architetture all’avanguardia ispirate alla natura e perfettamente inserite nel paesaggio, design d’interni che ne ricalcano le forme e ne riflettono i colori, con l’uso di materiali green come il classico tek locale, lavorato dalle maestranze locali. Tutta la struttura è frutto di manodopera e sapere degli artigiani del luogo, scelta coordinata con cura e attenzione da Arshed Refai, General Manager del Sun Siyam Pasikudah, e premiata con il prestigioso certificato Travelife Gold, che valorizza il rispetto dei criteri di responsabilità ambientale e sociale. In linea con questo concept, il resort offre tante esperienze ed attività che seguono il ritmo della natura e riscoprono le tradizioni.
Dall’intimità delle suite chiamate “pavilion”, immerse nel giardino di magnolie, al piacere di attimi di puro relax, come un massaggio ayurvedico che ritempra corpo e spirito secondo pratiche millenarie, alla condivisione di esperienze autentiche in connessione con il territorio. Si esplora il colorato centro di Pasikudah, che brulica di vita ed entusiasmo dopo lo tsunami che lo colpì nel 2004 e la guerra civile che terminò nel 2009, una piccola realtà che merita di essere scoperta in compagnia di guide locali. Il modo migliore per muoversi è a bordo di un tuk-tuk, il mezzo più pratico per destreggiarsi nel traffico che promette un’esperienza entusiasmante, a tratti adrenalinica sfrecciando tra macchine, autobus e caprette che pretendono la precedenza. A stemperare questo vivace viavai e trambusto di clacson in concerto, si visita un angolo di pace e resilienza, il Murgan Temple: questo piccolo tempio affacciato sull’oceano venne inghiottito dalla furia del maremoto per poi essere in gran parte ricostruito. Oggi un punto di riferimento per i locali e per chiunque desideri immergersi nel misticismo delle atmosfere induiste.
A Pasikudah tutto parla di una nuova primavera, dai piccoli laboratori artigianali dove è possibile acquisire le tecniche dei mastri ceramisti e sperimentare con loro l’antica tecnica del tornio, al mercato del pesce adiacente al porto, un ginepraio di bancarelle dove contrattare è un’arte, uno spaccato di vita autentica e senza fronzoli, tra il rumore e gli odori di un commercio millenario. Altrettanto tipici i negozietti in città, in cui trovare ogni genere di articolo, dagli abiti coloratissimi dalle classiche stampe con elefanti, all’artigianato in legno, dai miracolosi unguenti per capelli e rimedi ayurvedici per il benessere, all’immancabile tè in tantissime varietà di alta qualità, e poi il mercato di Valaichchenai in cui trovare spezie, frutta e verdura freschissime, dove lasciarsi tentare da proposte tropicali curiose, o qualche cocco da bere “espresso”, da gustare fresco, sciabolato sul posto. Il modo migliore per destreggiarsi è scegliere in compagnia di un esperto della cucina singalese: noi abbiamo avuto il piacere di fare la spesa con lo Chef Lasantha Amarawickrama, che ha selezionato le primizie ideali per il master cooking, una proposta golosa che si svolge direttamente sulla spiaggia del Sun Siyam Pasikudah. Un’esperienza non solo unica, ma istruttiva, coinvolgente e divertente: dopo i preziosi consigli e le dritte sull’utilizzo sapiente delle spezie, si sperimenta ai fornelli con la supervisione dello chef, per poi gustare i propri manicaretti, comodamente seduti fronte mare e con i piedi nella sabbia.
Sigiriya e Minneriya National Park, patrimoni della cultura e della biodiversità
Partendo da Pasikudah è possibile organizzare delle escursioni bellissime in giornata a Polonnaruwa, una meraviglia archeologica con tombe, templi e sculture in pietra, oppure a Rangiri Dambulla, con il monastero buddista scavato nella roccia. Imperdibili sono le antiche rovine di Sigiriya, che nell’antico singalese significa “Roccia del Leone”. Questo sito archeologico è il più noto dello Sri Lanka e viene chiamato “la fortezza del cielo”, l’ottava meraviglia del mondo moderno nonché patrimonio dell’UNESCO. Si tratta dell’antica dimora situata in cima ad un maestoso monolite di granito che raggiunge i 200 metri di altezza, progettata dagli architetti del Re Kashyapa nel V secolo d.C. Egli scelse questo luogo come residenza inespugnabile perché temeva possibili attacchi da parte del fratello Moggallana, il legittimo erede al trono. Fu solo nel 1831 che la Rocca di Sigiriya, ormai abbandonata da secoli, venne scoperta dal maggiore dell’esercito britannico Jonathan Forbes mentre attraversava l’isola a cavallo. Alcuni decenni più tardi, gli archeologi condussero una campagna di scavi rivelando il sofisticato e imponente sistema idraulico, costituito da canali, laghi, dighe, ponti, fontane e pompe sotterranee che continua ancora oggi a rifornire d’acqua i giardini della fortezza. È possibile raggiungere la cima salendo oltre 1.200 gradini e a metà del vertiginoso percorso campeggiano ancora le enormi zampe in pietra di un leone che lascia immaginare la magnificenza della struttura originaria. Tra le rovine ai “piani alti”, emergono 21 splendidi affreschi delle Fanciulle delle Nuvole, le concubine del regnante: è proibito fotografare queste opere di pura ma al contempo maliziosa bellezza, un tesoro da preservare nel tempo e nella memoria.
Un’altra esperienza da non perdere è un safari nel Minneriya National Park. Questo eden incontaminato conta la bellezza di 8.800 ettari puntellati da massi di granito che caratterizzano il paesaggio, ed è rinomato per la variegata fauna selvaggia tra cui spuntano macachi, cervi, oltre 160 specie di volatili e qualche magnifico esemplare di leopardo dello Sri Lanka, ma anche per l’annuale “Raduno”. Lo chiamano “Elephant gathering” e avviene durante il picco della stagione secca: centinaia di pachidermi sparsi nelle regioni circostanti convergono quasi simultaneamente lungo le rive del lago Minneriya, gineceo di questo vasto territorio. L’elefante dello Sri Lanka è uno dei simboli del Paese, e appartiene a una sottospecie dell’elefante asiatico. Attualmente è classificato come specie in pericolo dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), per questa ragione la sua tutela è fondamentale. La conservazione non è un concetto astratto e sono sempre più numerose le realtà che incentivano questo importantissimo piano di salvaguardia. Il nostro gruppo ha avuto la possibilità di partecipare a questo safari grazie al Sun Siyam Pasikudah che contribuisce al progetto CarePhant, parte del programma di sostenibilità Sun Siyam Care. Un impegno quotidiano che colleziona storie bellissime, come quella di Kalo, un cucciolo di elefante trovato ferito e impaurito al buio di un pozzo, intrappolato da giorni senza acqua né cibo e lontano dal branco che aveva perso. Oggi quel piccolo pachiderma è guarito, cresciuto, e ha ritrovato nuova famiglia tra i suoi simili all’Elephant Transit Home di Udawalawe, un luogo dove gli elefanti non vengono addomesticati, ma preparati a tornare liberi in natura. La salvaguardia e la cura di questi e altri incredibili animali sono sempre più diffuse in tutta l’isola, una lacrima di gioia per la corretta tutela dell’ambiente.