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“Il sindaco di Milano? Lo farei. Su sicurezza e immigrazione la gente non è contenta, altrimenti non ci sarebbe il fenomeno Vannacci. Un martire del nostro tempo? Massimo Boldi”: parla Giuseppe Cruciani

Il conduttore presenta il suo nuovo libro e, tra provocazioni e ricordi, parla di politica, sicurezza, del rapporto con Vittorio Sgarbi e dell'amicizia con David Parenzo

di Francesco Canino
QUELLA VOLTA CHE SGARBI NON LO VOLLE NEL SUO “HAREM” - 2/2

QUELLA VOLTA CHE SGARBI NON LO VOLLE NEL SUO “HAREM” - 2/2

Cruciani bolla poi come immeritata l’etichetta di “erede” di Vittorio Sgarbi, confessa di essere stato a trovarlo nei momenti più duri della malattia e di temere che non tornerà come prima. Per questo lo vuole ricordare al centro di un harem, come accadde a Garda: “Eravamo io, lui, Malena, altre persone che lo accompagnavano nel castello di un suo amico. Lui a fine serata stava andando verso una stanza con due donne e io volevo partecipare. Mi sono avvicinato, ma lui mi ha fatto capire che non mi voleva come intruso nel suo harem. Voglio ricordarlo così”.

L’AMICIZIA CON PARENZO E I MITO DI BOLDI

Per Cruciani questo è un anno di celebrazioni (che però non ama) per i vent’anni de La zanzara, lo show radiofonico che conduce con David Parenzo. Con il quale, ammette di aver rischiato la separazione professionale. “Lui puntava più su un senso di responsabilità istituzionale, io ritenevo e ritengo che certi provvedimenti fossero profondamente illiberali e restavo su posizioni free-vax”, rivela. Del resto, Cruciani ama il complottismo, al punto da lanciare l’ennesima provocazione: “Fosse per me darei un programma a Radio24 a Red Ronnie: trovo anche alcune cose sue geniali a livello comunicativo”. Ma c’è un altro personaggio per il quale ha una sorta di venerazione, ovvero Massimo Boldi, che arriva a definire “un martire del nostro tempo. Gli impedirono di fare il tedoforo alle Olimpiadi invernali dopo aver detto che gli piacevano più le donne dello sport. Una cosa assurda”.

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