Musica

È Roma la nuova regina dei grandi eventi, ma è Milano che ha scelto di abdicare. Da Ultimo a Vasco Rossi passando per gli Oasis, la Capitale ‘si sfrega le mani’

Per decenni il capoluogo meneghino è stato la capitale della musica live. Oggi, però, i concerti che fanno la storia guardano sempre più spesso altrove

di Federica Artina
Quel po' di soldi e quel po' di celebrità - 3/4

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Attenzione, il problema di Milano non è la mancanza di concerti. Nell’estate 2026, infatti, San Siro ne ospiterà in tutto 19. Trentadue gli eventi totali, considerando anche Ippodromo Snai e La Maura. Praticamente il limite massimo consentito dal regolamento comunale, che è di 34. Eppure qualcosa continua a non funzionare. Prendiamo il concerto di Cesare Cremonini lo scorso 10 giugno all’Ippodromo La Maura. Più che la performance dell’artista hanno impazzato sui giornali i parcheggi improvvisati, i residenti esasperati, le lamentele degli spettatori per la visibilità a tratti da denuncia e l’acustica a dir poco pessima. Quando di un concerto fa notizia l’insoddisfazione di spettatori, artisti e cittadini, forse il problema non è il concerto. È il modo in cui la città ha scelto di ospitarlo. Non stupisce, allora, che Bruce Springsteen abbia giurato di non tornare più nel capoluogo dopo le limitazioni imposte su durata e volume delle sue performance. Né sorprende che gli Oasis abbiano già paventato di scegliere Roma qualora decidessero di esibirsi in Italia.

E soprattutto, non è una questione di location. Basta guardare il Circo Massimo. È un luogo storico, stretto tra arterie ad alto scorrimento e palazzi residenziali, con vincoli infinitamente più complessi di quelli di molte aree milanesi. Eppure Roma continua a trovare il modo di adattarlo agli eventi, modulandone capienza e organizzazione. Milano, la Grande Milano, apparentemente no. Ed è qui che nasce il dubbio: quello che la città abbia semplicemente deciso di lasciare andare. Che il popolo dei concerti, degli appassionati, dei fan che arrivano da tutta Italia non rappresenti più il tipo di economia che interessa. Perché oggi Milano sembra inseguire un altro modello: quello del lusso, dell’esclusività, della città-vetrina. Il modello dove l’evento da assicurarsi è quello esclusivo, riservato a influencer e parvenue di turno, che la maggior parte del popolo può permettersi solo di sbirciare dal buco della serratura delle storie Instagram rosicando male. L’esatto contrario di quella meraviglia che è invece la ritualità collettiva che un concerto sa regalare.

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