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Cosa deve fare Meloni con Trump? Io dico: meno adulazione, più Costituzione

Nell'escalation della derisione di Giorgia Meloni, qualcuno vede un endorsment implicito verso Roberto Vannacci. Le alternative sono due
Cosa deve fare Meloni con Trump? Io dico: meno adulazione, più Costituzione
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di Roberto Celante

Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il tema del giorno è una non notizia: l’ennesimo dileggio trumpiano della Premier Meloni, finita in un meme postato dallo stesso tycoon sul proprio social, nel quale Meloni appare rivolta in posa estatica verso il Presidente Usa, che invoca per lei un “ordine restrittivo”, come quelli che si adottano contro gli stalker. Trump, ormai, non sorprende più, perché da tempo è chiaro che, quale che sia la peggior volgarità che ci si possa immaginare, di incerto resta non tanto il “se”, ma più che altro il “quando” potrebbe farla sua.

Nell’escalation della derisione di Giorgia Meloni, qualcuno vede un endorsment implicito verso Roberto Vannacci, ma forse trattasi di dietrologia troppo sottile, riferita al tycoon. Trump, infatti, non è abituato a parlare a nuora, perché suocera intenda: si potrebbe dire che non è proprio il suo stile, se mettere Trump e “stile” nella stessa frase non provocasse un istintivo ribrezzo.

Allora, le alternative sono due: o si tratta delle intemperanze di una persona che, a parere di una nipote, non godrebbe più della salute che il proprio ruolo richiede, oppure Trump incarna semplicemente l’apoteosi dell’arroganza del potere assoluto. In entrambe le ipotesi, non c’è necessariamente uno scopo logico a motivarne le azioni, né le più stravaganti, né le più inaccettabili.

Sarebbe inutile soffermarsi sulla prima ipotesi, perché l’approccio psichiatrico richiederebbe un’analisi a 360 gradi del comportamento del paziente, mentre quello che traspare potrebbe essere, semmai, soltanto la punta di un iceberg. È ben più agevole esplorare la seconda ipotesi, non fosse altro perché possiamo far riferimento ai precedenti della storia: per come si comporta, infatti, il Tycoon ricorda: Enrico VIII, il Re Sole, papa Alessandro VI Borgia, Napoleone.

L’anomalia, semmai, è il contesto democratico in cui Trump esercita, a modo suo, il potere.

E come dovrebbe comportarsi la Premier Meloni? Questa volta, ha optato per il silenzio. Per lei, hanno parlato Tajani e Crosetto, spostando il focus sull’essenzialità di mantenere l’alleanza con gli Usa.

Ora, in effetti, è tardi: ormai, il livello dell’interlocuzione Italia-Usa è questo. Il post di Trump, visti i tempi, potrebbe anche essere un fake generato dall’intelligenza artificiale, ma la sostanza non cambia e vale per Meloni, come per tutti gli altri leader europei (escluso soltanto lo spagnolo Sanchez), che hanno sempre preferito adulare ed obbedire al Presidente Usa, anche a costo di perseguire gli interessi americani, a scapito di quelli del proprio Paese.

Per l’Italia, è fondamentale capire che la politica estera deve rispettare innanzitutto l‘art. 11 Cost., che significa anche non commerciare in armi con Stati impegnati in conflitti. La bussola deve sempre rimanere la Costituzione, in tutti gli ambiti in cui operano i tre poteri dello Stato, il che implica anche sviluppare una politica estera autonoma, che si traduce nell’assicurare il rispetto dei Trattati, ma senza rinunciare a far valere, e prevalere, i principi costituzionali.

Altrimenti, l’umiliazione della Premier resterebbe, in fondo, soltanto un pregiudizio secondario sul piano personale, essendo ben peggiori per l’Italia le conseguenze di anni di vassallaggio.

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